Titolo originale: The Dreamers
Regia: Bernardo Bertolucci
Interpreti: Michael Pitt, Eva Green, Louis Garrel
Genere: drammatico
Nazione: Italia
Durata: 2h e 10’
L’INIZIO DI “THE DREAMERS” CONTIENE FORSE UNA DELLE PIÙ ACCORATE e commuoventi dichiarazioni d’amore per il cinema. Dei giorni trascorsi nel buio rassicurante della Cinèmathèque a Parigi nel Maggio del '68 –stagione fatidica e irripetibile- la voce over dell’ormai cresciuto Matthew ricorda:
“Io ero uno degli insaziabili, uno di quelli che si siedono vicinissimi allo schermo. Perché ci mettevamo così vicini? Forse perché volevamo ricevere le immagini per primi, quando erano ancora nuove, fresche”.
Dichiarazione perfetta per un film intessuto proprio sul filo della passione –passione per il cinema, per l’amore, per il sesso, per il travestimento, per l’ideologia - e non tanto su quello di una leziosa nostalgia come hanno avvertito alcuni critici.
Bertolucci apre dunque la sua storia nel mondo fisicamente chiuso ma psicologicamente aperto di una sala cinematografica. E’ qui, in questa zona di luce e buio che l’attenzione di due gemelli parigini ventenni, Theo e Isabelle, veri e propri “rats de Cinèmathèque”, amanti anch’essi della prima fila, viene catturata dal giovane e delicato studente americano Matthew, antitetico a loro nei modi ma animato dalla stessa febbre cinefila.
Sarà l’inizio di un’amicizia che progressivamente si trasformerà, grazie anche alla convivenza a tre nel labirintico appartamento dei gemelli e all’assenza tanto fisica quanto spirituale dei genitori, in un rapporto assoluto e delirante, destinato a condurre ognuno a una diversa evoluzione.
La crescita dei protagonisti si realizza con i suoi toni sofferti, comici, gioiosi, ancora in uno spazio chiuso, un appartamento che in fondo un’altra sala cinematografica dove i film evocati attraversano i corpi dei ragazzi e dove loro stessi si ritrovano a essere ora attori narcisisti ora spettatori eccitati o impauriti.
Lo sguardo sempre caloroso di Bertolucci racconta come in lungo fremito l’apprendistato sessuale dei tre, li libera della corolla degli abiti e ce li restituisce nella loro strepitosa bellezza, senza morbosità ma nemmeno senza sconti. Masturbazione, sangue mestruale, sperma, una deflorazione cruda e disarmonica benché innamorata, l’ombra di un incesto che avviene almeno pesantemente a livello psichico, “The Dreamers”, malgrado l’incanto che lo pervade e il suo forte anelito alla libertà, è attraversato da un'ineliminabile drammaticità.
E’ vero che su questi ragazzi non soffia più quel clima di morte e solitudine che caratterizzava la coppia di “Ultimo tango a Parigi”, ma la visione di Bertolucci resta comunque problematica in merito ai rapporti umani e a quella rivoluzione che si svolge fuori dall’appartamento e che può tanto facilmente trascendere in violenza.
All’inizio Matthew sembra il più fragile e inibito, mentre poi si rivela essere il più lucido e maturo (è illuminante per esempio quando risponde a Theo e al suo panegirico sulla rivoluzione cinese).
Il biondo ragazzino americano è l’unico che può assumere il ruolo di padre quando quelli biologici sono del tutto assenti.
La zona oscura e problematica è incarnata invece dai due terribili gemelli. Chiusi da sempre in un rapporto simbiotico che li protegge e insieme li soffoca, Theo e Isabelle sembrano fino alla fine incapaci di approdare a una crescita totale. Il finale ci lascia in questo senso terribilmente in dubbio.
Ciò che è certo invece è che con “The Dreamers” Berolucci ha realizzato una delle sue opere più belle e intense, e una grande e commossa rievocazione di alcuni dei film che l’hanno più influenzato, seguendo forse la filosofia di Truffaut del cinema letteralmente come vita.
Poi naturalmente, come dice ironicamente lo stesso regista di Parma, ci saranno i soliti noiosi che vogliono un “film vero sul '68”con più assemblee e volantini, senza capire che peraltro “The Dreamers” ha in più il merito dell’originalità: scegliere di raccontare lo spirito del tempo non nelle aule universitarie o nelle piazze ma nell’intimità di camere da letti disfatti, bagni e corridoi bui di un appartamento sugli Champs-Elysèes.
Diletta Pavesi 19-10-2003