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INTERVISTA A PEDRO ALMODOVAR
Il regista Almodovar ci racconta aneddoti e curiosità del suo nuovo film
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Pedro Almodovar trucco! P COME PEDRO… O COME PASSIONE PURA E POTENTE CHE ANIMANO IL LAVORO (E LA VITA) di questo regista madrileno. Ed A come Almodovar… o come Amore o Allegria che condiscono (e ne sono i sapori essenziali!) ogni sua singola pellicola!
   E sono peraltro gli stessi ingredienti che Pedro Almodovar utilizza per parlare di fronte alla stampa (riunita per la presentazione del suo nuovo film La mala educacion) del suo lavoro di autore e regista, riuscendo (laddove la maggior parte delle volte si assiste a banali, noiose e veloci conferenze stampa) ad incantare ed incuriosire con il semplice ma sincero racconto su una “professione” vissuta intensamente e sempre con l’urgenza di avere qualcosa da comunicare!

Nel suo nuovo film con molta difficoltà si riesce a separare il nero dal bianco, i buoni dai cattivi…
PEDRO ALMODOVAR: La mala educación è l’opposto di un film di buoni e cattivi. In ogni caso io non giudico i personaggi qualunque cosa essi facciano, il mio lavoro consiste nel “rappresentarli”, “spiegarli nella loro complessità” e ottenere con questo uno spettacolo gradevole. Non è buono per i film (neanche per quelli a sfondo politico o ideologico) che il regista giudichi i propri personaggi anche se commettono azioni atroci.
   Il film è un noir, ed allora questa classificazione non è più valida: abbiamo a che fare con personaggi ambiziosi, che decidono della loro vita liberamente e spesso scelgono le opzioni più scure, cupe ma hanno sempre l’onestà di non lamentarsi mai delle loro scelte.

Ma insieme ai suoi ricordi autobiografici, quali motivazioni profonde l’hanno spinta a raccontare questa storia così priva di ottimismo e speranza?
   PEDRO ALMODOVAR: Dovevo fare La mala educación, dovevo togliermela di dosso prima che diventasse un’ossessione. Avevo toccato e ritoccato la sceneggiatura per oltre 10 anni ed avrei potuto continuare così per altri dieci. Per le tante combinazioni possibili, la trama de La mala educación si finisce di scrivere soltanto quando il film è ormai stato girato, montato e mixato. E’ un film molto intimo, ma non esattamente autobiografico, intendo dire che non racconto la mia vita in collegio né il mio apprendistato durante i primi anni della “movida”, anche se l’epoca in cui si svolge la trama (il ‘64 e l’80, con un intervallo nel ‘77) coincide con quegli anni.
   Naturalmente quando mi sono messo a scrivere la sceneggiatura, i miei ricordi hanno avuto il loro peso, dopo tutto ho vissuto negli scenari e negli anni in cui si svolge la trama. Non è un regolamento di conti con i preti che mi hanno male educato, né con il clero in generale. Se avessi avuto bisogno di vendicarmi non avrei aspettato quarant’anni per farlo.
   La Chiesa non mi interessa, neanche come antagonista. Il film non vuole essere neanche una riflessione sulla movida madrilena degli inizi degli anni ottanta, benché gran parte della storia si svolga in quegli anni. Ciò che mi interessa di quel momento storico è la ubriacatura di libertà che viveva la Spagna in opposizione all’oscurantismo e alla repressione degli anni ‘60.
   I primi anni ottanta sono pertanto la cornice ideale perché i protagonisti, ormai adulti, diventino padroni del proprio destino, del proprio corpo e dei propri desideri. Non sono peraltro molto d’accordo con questa lettura pessimista e cupa del film: il protagonista Enrique Goded alla fine, dopo aver rischiato tutto, sopravvive, e questo è positivo …continuerà a fare film con passione e la passione è un segnale di grande energia e fiducia.
   E poi sicuramente non vuole essere un film confortevole ma indagare sul lato peggiore dell’essere umano: sono attratto ed incuriosito dal lato nero del cuore degli uomini.

Il cinema è un altro dei protagonisti fondamentali di questa sua storia….
   PEDRO ALMODOVAR: Ed ha anche avuto un ruolo importante nella mia crescita: la mia educazione di certo si è formata maggiormente dentro una sala cinematografica piuttosto che al collegio! In questo film il cinema si è rivelato un espediente narrativo di grande forza: mi ha permesso un gioco di sdoppiamento, duplicità e di specchi che moltiplicano e deformano ciò che vedono. Enrique Goded decide di portare sullo schermo il racconto che ha scritto il suo amico Ignacio, triplicando in questo modo le versioni che vediamo della stessa storia: la storia “reale”, quella narrata da Ignacio nel suo racconto, ispirata e delirata a partire dalla realtà, e quella che Enrique adatta dal racconto e rende visibile sotto forma di film. La mala educación è la storia di un triangolo triplicato (i due alunni e il direttore del collegio), storie molteplici che alla stregua delle matrioske russe si nascondono una dentro l’altra e che, in realtà, sono una sola.
   Spero che tutto questo non porti erroneamente a pensare che il personaggio del regista del film sia una sorta di mio alter ego: sento a me sicuramente più vicina la figura del sacerdote quando abbandona l’abito talare e si innamora appassionatamente del giovane ragazzo!

Lei è sempre stato considerato un grande narratore e regista di storie al femminile: in questo suo nuovo film invece le donne sono quasi del tutto inesistenti…
   PEDRO ALMODOVAR: Sinceramente quando incomincio a scrivere una sceneggiatura non so mai se sarà una commedia o un film drammatico, quanti personaggi maschili o femminili ci saranno, ma è solo al termine che prendo coscienza del lavoro fatto! La mala educacion nasce intorno a questi tre protagonisti maschili per cui sin dall’inizio mi sono “condannato” a rimanere relegato dentro questo universo: adesso dovranno dire che sono anche un bravo narratore e regista di storie di uomini.

In Spagna, proprio in questi giorni, stanno per essere approvate tutta una serie di leggi a favore delle coppie di fatto o comunque a “tutela” della libera identità sessuale di tutti: quanto crede che i suoi film possano essere stati d’aiuto per questa causa?
   PEDRO ALMODOVAR: Magari fossero serviti! Ma credo che sia la società spagnola ad essere molto più avanti della sua stessa classe politica e dei suoi film! Io non sono un buon spettatore ma credo che la televisione stia facendo un buon servizio nel “normalizzare” la vita di omosessuali, transessuali, travestiti: ho visto, ad esempio, che nei programmi - così di moda in quest’ultimi tempi - dove la gente va a raccontare le sue beghe amorose vengono trattate alla stessa stregua dei rapporti eterosessuali anche le relazioni tra due uomini o tra due donne. Nel “Grande Fratello” in versione spagnola – programma che per inteso detesto – uno dei personaggi è un transessuale ed il pubblico vedendo quotidianamente questa trasmissione è “educato” ad accettare con serenità e normalità l’identità sessuale di ciascuno.

Come nasce la scelta di inserire il brano “Cuore Matto” nella colonna sonora del suo film?
   PEDRO ALMODOVAR: Conosco sia la versione cantata da Little Tony che quella di Rita Pavone: in Spagna, quando ero adolescente, si ascoltava molta musica pop italiana ed a me piaceva veramente molto. In particolar modo proprio “Cuore Matto”: oltre a rappresentare molto bene lo spirito dell’epoca e del film, è una canzone nella quale mi riconosco molto.

E’ stato difficile scegliere il cast di questo suo nuovo film?
   PEDRO ALMODOVAR: Sono tutti superbi. Fele Martínez, Fran Boira, i bambini, Javier Cámara, Paco Maestre, Alberto Ferreiro, Petra Martínez e naturalmente Gael. E’ un miracolo indovinare tutti gli attori, in particolare quando non ne conosci neanche uno, se escludiamo Javier e Fele.

Fele Martinez non sembra lo stesso, fisicamente….
   PEDRO ALMODOVAR: L’ho fatto dimagrire ed allenare per quattro o cinque mesi fino a quando non ha ottenuto un altro fisico (migliore), un altro atteggiamento fisico. Era contentissimo perché tutti lo trovavano molto più sexy. Oltre all’aspetto fisico abbiamo lavorato anche sul tono di voce, gli ho fatto ridurre l’estensione. L’anima ce l’ha messa lui, per intero, oltre alla pelle. Credo che a partire da adesso Fele otterrà un altro genere di ruoli, meno teenager, più adulti.
   E’ un attore giovane molto completo. Va da un estremo all’altro, dal dramma torrido alla commedia assurda. Come d’altra parte succede a Javier Cámara. E’ un “fuoristrada”, funziona in tutti gli ambienti (cinema, televisione, teatro, cabaret) e in tutti i generi. In Parla con lei, anche se il ruolo era drammatico, ho scoperto la sua facilità all’umorismo e, sebbene breve, la sua presenza in La mala educación è stata come un’oasi per tutta la troupe.
   Javier è un virtuoso quando fa commedia, ha quel dono speciale che va oltre l’interpretazione e che non si può imparare. La sua interpretazione di “Paca” è ricca, esauriente, umana, stroncante, pericolosa per chi figura al suo fianco perché hai occhi solo per lui.

E come ha scelto Gael Bernal?
   PEDRO ALMODOVAR: Facendogli due o tre provini, come per tutti.

Che aveva lui che gli altri non avevano?
   PEDRO ALMODOVAR: Era molto attraente sia come ragazzo che come ragazza. E questo era essenziale per comprendere il rapporto del suo personaggio con gli altri, l’intensità con la quale tutti sono ossessionati da lui. E’ stato molto stimolante e impegnativo naturalmente costruire insieme a lui questi personaggi. Non è facile interpretare un personaggio che in realtà sono tre persone diverse, soprattutto quando due di loro fisicamente sono una l’opposto dell’altra. Suppongo che questo sia il lavoro più difficile che ha fatto Gael a tutt’oggi. Alla difficoltà di dover cambiare sesso senza risultare grottesco, ci si è aggiunto l’accento, volevo che parlasse spagnolo…

Qual è la prossima storia che racconterà?
   PEDRO ALMODOVAR: Sto scrivendo diverse storie contemporaneamente e quindi ho in cantiere diversi progetti in dirittura d’arrivo. Penso che il primo ad arrivare al traguardo è una nuova storia al femminile: tre generazioni di donne protagoniste di una commedia dove si parlerà di misteri soprannaturali, apparizioni di spiriti e credenze popolari.

Calogero Messina  09-10-2004

trucco! - Leggi la recensione di "La mala educacion"

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