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MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA 2007 – GLI ALTRI FILM IN CONCORSO
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Le chaos trucco! NELLA SEZIONE VENEZIA 64 - IN CONCORSO SI SEGNALANO DIVERSI TITOLI CHE purtroppo non hanno ricevuto i riconoscimenti che si meritavano. Due esempi di grandissimo cinema provengono da due maestri molto avanti con gli anni (entrambi superano l’ottantina), che ci hanno meravigliati per la loro leggerezza e per la freschezza del loro spirito.
   Il primo è Le chaos dell’egiziano Youssef Chahine, romanzo sociale ambientato a Il Cairo, incantevole e divertentissimo. Il maestro egiziano ci sorprende con i suoi continui salti di genere, dalla commedia, al dramma, al mélo, al giallo. Pieno di passione eppure lieve anche nella denuncia delle più atroci brutalità, non finisce di stupire.
   Il secondo è Les amours d’Astrée et Céladon, del maestro francese Eric Rohmer, insuperabile affresco di una storia d’amore arcadica, tra ninfe e pastori che volteggiano in paesaggi bucolici.
   Il film incanta per liricità e delicatezza, pulsando di un erotismo sussurrato e gentile, mai così potente e trasgressivo.
   Nightwatching di Peter Greenaway segna il ritorno in grande stile del regista britannico, che abbandona gli esercizi dotti ed estetizzanti del suo cinema recente per creare un’opera d’arte da un’opera d’arte. Dal celebre dipinto di Rembrandt, “La ronda di notte”, Greenaway ricostruisce il periodo buio nel quale il pittore fiammingo lo dipinse, in un film di devastante bellezza e di folgorante lucidità creativa.
   Buon cinema d’autore anche con Mad Detective, di Johnny To e Wai Ka-Fai (il film sorpresa di questa edizione), ganster story con spunti sovrannaturali, violenta e poetica al tempo stesso.
   Atonement di Joe Wright, raffinata e coinvolgente messa in scena della vita di una famiglia aristocratica inglese di inizio secolo, perde però il suo tono nella parte del racconto bellico, molto faticoso e troppo spesso interrotto da inutili e irritanti flashback.
   The Darjeeling Limited di Wes Anderson, resoconto del viaggio iniziatico di tre fratelli in India, si rivela molto divertente e ottimamente diretto, ma resta comunque inferiore ai film precedenti del regista, calcando un po’ troppo su alcuni clichè e senza avventurarsi nell’evoluzione dei personaggi. Sleuth di Kenneth Branagh, con la sceneggiatura dell’esemplare Pinter, è un gioco crudele ambientato in scenografie ultramoderne, con protagonisti Michael Caine e Jude Law, attori di calibro che però finiscono talvolta per farsi prendere un po’ troppo dal loro narcisismo.
   Di scarso interesse Michael Clayton di Tony Gilroy, legal thriller noioso e completamente scontato dall’inizio alla fine, Help me Eros di Lee Kang Sheng, brutta copia dei racconti di solitudine e alienazione del maestro malese Tsai Ming-Liang, Sukiyaki Western Django di Miike Takashi, deludente prova del talento nipponico, che qui si spinge troppo verso l’autocelebrazione, En la ciudad de Sylvia di Jose Luis Guerin, tanto ossessivo quanto tedioso nei suoi lunghi piani sequenza, mero esercizio di stile privo di un qualsivoglia discorso filmico, The Sun Also Rises di Jiang Wen, film corale ottimamente fotografato ma roboante e indigesto.
   Assolutamente inutile e al limite dell’insopportabile In the Valley of Elah di Paul Haggis (regista del premio Oscar “Crash”), parabola di un padre sulle tracce del figlio che ha combattuto in Iraq, probabilmente il film peggiore di tutto il concorso. La banalità della prospettiva è francamente imbarazzante e difficilmente si riesce a reggere la pellicola fino alla fine, contemplando la maschera di un Tommy Lee Jones mai così mediocremente diretto.
   Discorso a parte per i ben tre titoli italiani in gara, purtroppo piuttosto deludenti. I film scelti per il concorso sono stati Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi, L’ora di punta di Vincenzo Marra, e Il dolce e l’amaro di Andrea Porporati. Se il film di Franchi è da apprezzare per il coraggio di uno sguardo molto personale e al tempo stesso rischioso (sebbene pecchi spesso di artificiosità per la resa di diverse scene e situazioni), il film di Marra è il didascalico racconto di una società corrotta, con tinte quasi da sceneggiato televisivo, mentre il film di Porporati è l’ennesima condanna del fenomeno mafioso, senza particolari novista e senza nessuna originalità.
   Nella sezione Orizzonti si segnalano due film bellissimi e molto intensi: Sad Vacation, del giapponese Aoyama Shinji, racconto poetico e dolente della quotidianità di una famiglia disfunzionale, che commuove e stupisce per la sua forza visiva, e Médée Miracle, di Tonino De Bernardi, con una straordinaria Isabelle Huppert nel ruolo di una moderna Medea, che ci apre le sue ferite al ritmo straziante di “Crazy Love” di Nick Cave, nel fumosi meandri della banlieu parigina.

Chiara Rainer  02-12-2007

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