STEFANO ACCORSI È L'ATTORE GIOVANE che, per la sua versatilità, ci fa meglio sperare nel futuro del nostro cinema. Lo dimostrano il David di Donatello vinto per l'interpretazione di "Radiofreccia" - film diretto dal rocker Luciano Ligabue - e la Grolla d'oro attribuitagli a Saint Vincent, qualche settimana fa, per "Un uomo perbene" e "Ormai è fatta".
Tra poco arriverà nelle sale un altro suo film: "Capitani d'Aprile" di Maria De Medeiros, sulla rivoluzione dei garofani in Portogallo.
E in questi giorni è impegnato sul set, segretissimo, di Nanni Moretti che sta girando ad Ancona "La stanza del figlio".
Nato a Bologna ventotto anni fa, Accorsi vive a Roma, pratica lo judo, ama uscire con gli amici e non ha occhi che per la sua fidanzata, Giovanna Mezzogiorno.
In un mondo di attori improvvisati, ha studiato, imparando a sfruttare le potenzialità del suo corpo. Perciò è molto richiesto dai registi indipendenti: Mazzacurati l'ha voluto per "Vesna va veloce", Wilma Labate per "La mia generazione", Angelo Longoni per "Naja" (tratto da uno spettacolo teatrale).
"Vincere il David e la Grolla - spiega - è stata un'emozione forte, del tutto inaspettata. Questi sono i premi italiani più importanti e più antichi."
Come sta andando il lavoro sul set di Moretti?
Lui per me è sempre stato un punto di riferimento. Perciò mi sento come un giovane prete che è stato convocato da un grande principe della chiesa. Nanni mi ha convocato e, dopo due provini, mi ha affidato la parte. E non è vero, come avevo sentito, dire che Moretti è una sorta di monarca feroce...
Qual è il suo ruolo?
Non posso dire molto. Sarà un ruolo diverso dai miei precedenti. Un giovane con dei figli a carico che svolge un lavoro non intellettuale. E' un'esperienza unica, sul set siamo tutti molto concentrati.
E' vero che, da ragazzino, il suo mito era Marlon Brando?
Sì, ma credo che questo sia vero per il novantanove per cento degli attori di tutto il mondo. Brando è un genio, e più usciva dagli schemi e più mi piaceva, cosa che nel mio piccolo cerco di fare anch'io. Quando si recita bisogna ricercare il proprio specifico di attore, il modo più facile per riuscirci è divertirsi.
In Italia chi le piaceva?
Gian Maria Volontè, purtroppo un attore poco ricordato ma tra i più grandi.
Due attori con un pessimo carattere. Lei com'è invece?
Io ho conosciuto tanta gente che di Volontè ha un ricordo diverso, dicono che era una persona di una generosità estrema. Io sono solare e giocoso come sembro, in certi momenti. Ma non va sempre così, la realtà è sempre più complessa di come la si immagina.
Lei è diventato famoso con la pubblicità?
Quando avevo ventiquattro anni mentre provavo uno spettacolo a teatro, ho girato lo spot di un gelato con Daniele Luchetti, e per via del cattivo tempo abbiamo impiegato solo un giorno e mezzo per fare tutto. Dopo due anni ho dovuto dire basta, temevo che sebbene risultassi simpatico e carino non mi avrebbero più chiamato a fare film.
Quali ruoli ama di più?
Sia drammatici sia comici, vorrei esplorare davvero tutti i generi. Mi affascinano le psicologie dei personaggi più diversi. L'unica mia limitazione è nel fisico. Non potrei mai fare un personaggio che si facesse notare per la magrezza. Ho una struttura fisica un po' forte.
In "Capitani d'aprile" ha una parte drammatica?
Sarò il capitano Salguiero Maira, il giovane ufficiale che diventerà il leader della famosa insurrezione del 1974 per spodestare la dittatura in Portogallo. E' una storia di uomini forti che credono nelle loro idee.
Mariano Sabatini 23 dicembre 1999