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The Straight Story
Abbandonato il tema della follia umana, David Lynch torna alla regia una storia semplice ed umana
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Richard Farnsworth trucco! QUELLO CHE SORPRENDE DI PIÙ vedendo "The Straight Story", è forse la sua firma... David Lynch? Veramente! E' realmente il regista di "Blue Velvet" e di "Lost Highway" quello che ha composto un film così sobrio, così "vero" come annuncia il suo titolo? Diciamolo subito, non rimpiangeremo lo stravolgimento totale operato dal cineasta americano ed l'abbandono (momentaneo?) ai suoi universi estremi popolati da squilibrati sessuali e di criminali sanguinari.
   Dopo aver esplorato - con esiti più o meno felici se mi posso permettere - i meandri labirintici della follia umana, David Lynch torna sulla terra e ci parla di cose semplici, fondamentali, universali: l'amore fraterno, la vecchiaia, la morte, il peso dei ricordi...
   Per sviluppare queste questioni essenziali, ci racconta una storia semplicissima, dove lo spettacolare e il disordine psicologico non hanno più posto: Alvin, un vecchio uomo di 73 anni, viene a sapere che suo fratello, con il quale è in urto da più di dieci anni, ha avuto un attacco di cuore, e decide di andare a trovarlo. Non avendo la patente e deciso a viaggiare da solo, decide di percorrere le centinaia di chilometri che lo separano dal paese dove vive suo fratello in trattore...
   La trama di questo film è molto sottile ed è appunto questo gli regala forza. Non aspettate che accadano avventure straordinarie a questo vecchietto appollaiatosi sul suo strano veicolo con il cappello calato in testa. Il suo viaggio sarà marcato solo da diversi guasti meccanici e da qualche incontro: una ragazza-madre in fuga, una donna disperata per aver investito (per l'ennesima volta) un daino, una corsa ciclistica, un prete... No, nessun evento sensazionale in questa storia, ma invece una linearità esemplare, un racconto tanto dritto quanto la strada che percorre Alvin - il cui il cognome è d'altronde "Straight" ("dritto", in inglese).
   E non è completamente per caso che il titolo originale del film sia "The Straight Story"... Quest'apparente povertà di sceneggiatura lascia così posto all'essenziale: lo sguardo profondo di Alvin che si tuffa nel cielo stellato, i suoi rimpianti che trafiggono attraverso parole anodine, il piacere che traspare quando tira sul suo grosso sigaro, la sua sicurezza tranquilla sulla strada della riconciliazione...
   Se questa narrazione è più vicina possibile alla vita dei comuni mortali, anche la regia di Lynch si è sbarazzata di ogni artificio.
   Lo stile dello choc visivo che caratterizzava le sue realizzazioni precedenti svanisce in favore di una sobrietà che mette in luce la sua padronanza perfetta del linguaggio visivo. La macchina da presa sorvola la campagna americana, sembra osservare, da lontano ma con una certa tenerezza, gli uomini che si agitano in vano; quando, frenando il suo slancio, si immobilizza sul vecchio Alvin per raccontarne la storia, è in totale continuità con il sentimento di profonda armonia fra l'uomo e la creazione che segna l'insieme del film.
   Lo sguardo di Lynch abbraccia in una sincronia perfetta il respiro dell'uomo, della terra e del cielo, offrendoci, tutto sommato, una grande lezione di cinema...

The Straight Story
Regia: David Lynch (Stati-Uniti, 1999)
Interpreti: Richard Farnsworth (Alvin), Sissy Spacek, Harry Dean Stanton
Durata: 111'

Christel Taillibert  23 dicembre 1999

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