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IL CINEMA ITALIANO CONTINUA A DELUDERCI.
Anche il secondo film in concorso, "I piccoli maestri" di Luchetti, ha infranto le nostre aspettative (che già non erano tra le più positive).
Luchetti ha tratto dall'omonimo romanzo di Luigi Meneghello il suo sesto lungometraggio e con esso ha cercato di affrontare un particolare capitolo della nostra storia: la Resistenza.
Dodici settimane di riprese, un budget di dodici miliardi per questo film corale girato in Veneto, fra l'altipiano di Asiago, Padova e il bellunese.
"I piccoli maestri" (il titolo vuole riprendere il nome di una categoria di briganti di strada nella Francia del'700, i cosiddetti "banditi gentiluomini") racconta di un gruppo di studenti universitari che si ritrova a combattere tra le fila della Resistenza nell'autunno del'43. Peccato che quello che ne è esce è il ritratto di una generazione che si mette a combattere non si sa proprio per quale motivo. Sembra anzi che la Resistenza sia stata in realtà una scampagnata fatta da un gruppo di esaltati senza idee precise, "ribelli senza causa", catapultati per caso sulle montagne a combattere.
Questi "piccoli maestri" di Luchetti che si mettono a giocare alla guerra sono troppo leccati e sbarbati, troppo poco credibili e sempre "impeccabili" (è mai possibile che gli abiti non siano mai sgualciti?). Ma questo è il male minore, che bisogno c'era di rappresentare il capo dei combattenti comunisti come un Che Guevara?
Il film contiene dialoghi irritanti, un uso della musica insulso e ridondante che sottolinea ciò che è già stato più volte ripetuto.
Insomma Luchetti è riuscito a firmare un film tronfio e retorico (di quella tanto bieca retorica che viene sempre chiamata in causa dai protagonisti del film) che piacerà senz'altro agli studiosi e storici revisionisti e che probabilmente verrà proiettato nelle scuole (tanto per fare un po' di confusione con la povera storia del Novecento).
Il regista ha dichiarato di essersi ispirato a "Paisà", in particolare all'episodio fiorentino e del Delta del Po (Rossellini si starà ribaltando nella tomba!).
Nel cast molti volti sconosciuti e quello del simpatico Stefano Accorsi; malgrado tutto loro ci appaiono spontanei e simpatici e del resto non è colpa loro se il film è quello che è...
Sandra Campanini 8 settembre 1998
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Venezia '98
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