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I rapporti che non portano noia
L'ennui di Cèdric Kahn, uno dei primi film della mostra ad usare in modo intelligente i 120 minuti di pellicola
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NELLA SEZIONE PROSPETTIVE È STATO PROIETTATO IL FILM DEL GIOVANE REGISTA FRANCESE CÈDRIC KAHN. Nonostante il titolo - in italiano significa "La noia" - questo film non ci ha annoiato per niente. Tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia la vicenda viene però ambientata a Parigi nei giorni nostri. Martin è uno scrittore fallito di ricca famiglia che incontra Cécile una ragazza tutt'altro che affascinante. I due iniziano una relazione fatale che porterà Martin nei pericolosi meandri della gelosia. La sua ossessione viene resa molto bene grazie anche alla struttura, al ritmo e al metraggio della pellicola (i 120 minuti ormai divenuti canonici nei film di questo festival hanno nel caso de "L'ennui" di Cèdric Kahn finalmente un senso); le immagini di sesso sono forti e fredde, i dialoghi tipici "francesi" sono lunghi ed estenuanti e i due attori protagonisti sono molto bravi.
   La gelosia è una pericolosa ossessione, come una paio di occhiali dalla gradazione sbagliata può provocare strani annebbiamenti e pericolose allucinazioni. "La noia è la noia" ci dice tautologicamente Cècile (che nella trasposizione italiana degli anni sessanta del celebre romanzo di Moravia era interpretata da una giovanissima Catherine Spaak) e il film fortunatamente uscirà presto sugli schermi italiani. "La noia" di Kahn è un film consigliato solo agli irriducibili amanti del difficile cinema francese.

Sandra Campanini  13 settembre 1998

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