trucco!
trucco! cinema
trucco!
Gabriele Muccino
Intervista al regista di una delle opere rivelazione della passata stagione cinematografica
trucco!
Indice della rubrica
trucco!
CyberNews
trucco!
Fumetti
trucco!
Graffiti
trucco!
Libri
trucco!
Musica
trucco!
Teatro
trucco!
VIPs
trucco!
trucco!

da Ecco fatto trucco! Ho letto che in un primo momento "Ecco fatto" era destinato alla televisione. Come mai invece è uscito al cinema?
   In realtà io ho sempre voluto che uscisse nei cinema. Il produttore, Procacci, lo vedeva però più come un film televisivo. Io non l'ha pensavo come lui e quindi l'ho girato sin dall'inizio pensandolo per il cinema e sperando di riuscire a fargli cambiare idea. Si può dire che ho girato in maniera coraggiosa non pensando mai alla televisione. Poi in sede di montaggio sia Procacci che il produttore Rai hanno ritenuto il film idoneo per le sale cinematografiche.

L'idea del film mi sembra alquanto originale. "Ecco fatto" è divertente, un film riuscito nella sua leggerezza e che non fa concessioni a inutili moralismi. In altre parole si può affermare che è un film molto atipico per il panorama italiano (spesso le opere prime risultano pesanti e molto banali). Com'è nata l'idea di base del film?
   Mi intrigava l'idea di raccontare la gelosia che è un sentimento che provoca uno scollamento dalla realtà e in qualche modo la follia. L'idea di farne una commedia è venuta perché volevo fare qualcosa di diverso dalle tragedie sulla gelosia che sono state scritte e fatte nel teatro, nel cinema e nell'opera. La gelosia si presta moltissimo ad essere vista con un'ottica comica, porta a situazioni grottesche, ossessive e ridicole. Chi è geloso agli altri appare sempre in un modo ridicolo.

Produttivamente com'è nato e quanto è costato?
   È costato circa un miliardo e mezzo. Era nato in un primo momento come un tv movie è stato girato in 16 mm e poi gonfiato in 35 mm. È stato tutto molto semplice, anche perché i tv movie hanno un iter produttivo abbastanza veloce. I soldi sono interamente Rai e quindi non ci sono stati quei tempi morti che a volte arrestano le riprese del film e rendono tutto più difficile e lungo. Dal dire al fare il passo è stato molto breve...

Sei stato fortunato.
   Si, indubbiamente. È stato tutto semplice e felice. Posso sicuramente affermare che fare questo film è stata un'operazione serena.

Al festival di Torino, dove il film è stato presentato in anteprima lo scorso mese di novembre, "Ecco fatto" è stato accolto molto bene. Successivamente com'è andata nelle sale. Servono ancora i festival per la promozione film?
   A Roma il film è stato in cartellone per sette settimane per cui è andato molto bene. Fuori Roma invece è andata meno bene, credo abbia risentito fortemente dell'uscita sotto Natale perché era un po' schiacciato. Credo poi che abbia risentito anche di una promozione non forte e aggressiva come quella delle majors che sanno essere più convincenti. Riguardo ai festival non so se un festival come quello di Torino, che può essere sicuramente considerato come un festival chic con un pubblico molto cinefilo, non so quanto possa dare a un film. Sicuramente la sua ridondanza non è come quella della Mostra di Venezia che dal punto di vista promozionale aiuta di più. Il festival di Torino è per me molto bello ma il problema sono i giornali e le televisioni che non se occupano e anche se se ne occupano un po' la gente è abbastanza sorda nei confronti di questo festival. Francamente non so quanto possa servire nella promozione.. il pubblico di Torino è molto informato e specializzato che non è quello che deve essere informato perché un film abbia successo nelle sale. I grandi successi di pubblico hanno dei numeri e degli obiettivi diversi da quelli del festival di Torino.

Barbora Bolulova in Ecco fatto trucco! "Ecco fatto" più o meno quanto è riuscito ad incassare?
   Intorno ai 300 milioni.

La sceneggiatura è stata firmata da Muccino insieme a Garello e a Alvau, due giovani studenti della scuola Holden di Alessandro Baricco. La sceneggiatura credo sia fondamentale in questa commedia. Mi chiedevo perché avete voluto raccontare la storia di un'ossessione e se in "Ecco fatto" c'è qualcosa di autobiografico?
   Qualcosa di autobiografico c'è. La sceneggiatura nasce da un mio soggetto. Era un modo mio di esordire e di guardarmi dentro. E dentro ho trovato anche qualche ossessione tardo-adolescenziale che ho cercato di esorcizzare nel film. Dopo "Ecco fatto" ho girato un altro film, che uscirà in autunno, che racconta altre cose. Nell'esordio credo sia fondamentale raccontare cose che noi abbiamo vissuto. Le sofferenze, i dolori e anche le ossessioni devono essere raccontate con un minimo di auto-ironia. Ci sono registi che da anni continuano a parlarsi addosso e sono grandi, penso ad esempio a Woody Allen ma anche a Nanni Moretti.

La sceneggiatura è stata scritta nei minimi dettagli e particolari?
   È stata senz'altro una sceneggiatura di ferro. Molti snodi sono stati pensati a tavolino...

Quindi poco spazio all'improvvisazione?
   Assolutamente. Il film è esattamente quello che era la sceneggiatura. Anche le battute sono molto fedeli al testo.

Il ritmo è davvero incalzante, non concede alcuna tregua. La crescita dell'ossessione della gelosia di Matteo è resa visivamente dal susseguirsi di immagini molto veloci. Tutto è collegato da un montaggio giusto. È stato difficile sostenere un ritmo simile?
   Ci sono arrivato facilmente e da subito. Gran parte del ritmo dipende dal modo in cui il film è stato girato. "Ecco fatto" è stato girato in modo dinamico, alcune scene sono girate con dei piani sequenza tutti molto dinamici. Il montaggio ha poi dato una mano. Ma devo dire che anche qui non si è lavorato molto, è stato tutto molto facile. Il tema del film, l'ossessione, ha incontrato quella spirale di ritmo e di dinamismo con la quale era stato pensato il film. Si può dire che "Ecco fatto" è nato un po' da solo in modo molto naturale.

Il finale del film si può considerare sospeso. Tutto rimane aperto... E così o credi che a Matteo e a Margherita le cose siano andate in modo differente?
   È così ma credo che le cose siano andate anche in un modo differente. Credo che tutto sommato dalla gelosia non se ne esca in modo molto semplice... In realtà se incontri una persona che non ti dà delle sicurezze credo sia facile ricadere, anche se uno poi cerca di farsi dei nobili propositi, nella gelosia.

Con quali altri autori italiani crede di avere delle affinità nel modo di raccontare oppure da chi crede di essere stato influenzato?
   Sicuramente da Woody Allen. Tra gli italiani mi piace molto Virzì. Comunque prediligo di più gli stranieri. Ci sono poi film italiani che ho visto e rivisto fino all'esaurimento - ad esempio quelli di Sergio Leone - però stilisticamente cerco di assomigliare di più ad autori stranieri come Allen. Amo poi molto anche Robert Altman, Bob Fosse ha fatto cose bellissime. Stimo di più i registi fuori dall'Italia.

Come ha lavorato con questi nuovi attori, le nuove leve del cinema italiano?
   Anche qui è stato tutto molto semplice, li ho incontrati facendo provini. Mi sono piaciuti e credo anche che siano stati molto bravi nei loro rispettivi ruoli. Il film è stato un grande gioco di gruppo ed è andato bene.

Un posto al sole trucco! Ha frequentato il Centro sperimentale di cinematografia e contemporaneamente ha diretto alcune puntate della soap opera italiana "Un posto al sole". Mi chiedevo che cosa le era più servito?
   Credo che la cosa che mi ha fatto crescere di più tecnicamente è stata una serie di regie fatte per un programma televisivo che si chiamava "Ultimo minuto". Lì dovevo mettere in scena delle grandi emozioni, erano cose ansiogene : incidenti, salvataggi ecc. "Un posto al sole" (di cui ho girato 25 puntate) è servito per imparare a girare un tipo di prodotto che non mi attrae così tanto. Però qui bisogna essere sempre molto veloci, pensare tutto in un nano secondo. In questo versante si cresce molto con esperienze simili. Tecnicamente tutto è girato in modo molto posato e accademico, i tempi sono quelli e quindi anche gli attori possono essere diretti fino ad un certo punto. È tutto troppo veloce. Il Centro sperimentali, ai tempi in cui l'ho frequentato, aveva una gestione abbastanza negativa. Io non l'ho neanche terminato perché ho capito che non avrei imparato nulla. È sicuramente servito di più fare l'aiuto regista sul set. L'esperienza con Pupi Avati è stata indubbiamente più importante. Ho avuto la fortuna di fare tante cose, tra cui dei documentari, e di lì s'impara molto. L'esperienza di "Ecco fatto" è stata una delle esperienze più felici e meno frustranti di tutta la mia vita e per il secondo film tutto è andato sempre molto bene.

Come si chiama questo secondo film?
   "Come te nessuno mai" dovrebbe uscire in autunno e ha come protagonisti dei ragazzi di sedici anni : la preoccupazione della scuola, l'adolescenza, i romanticismi enormi che si hanno a quella età, l'amore il sesso, e la strana voglia di crescere.

Ci sono altri progetti per il futuro?
   C'è un altro film che inizierò l'inverno prossimo e poi mi vengono fatte moltissime proposte. E un periodo molto fertile e non sempre è facile scegliere cosa fare.

Lei ha dichiarato che quello che a lei interessa più di tutto è di comunicare, intrattenere e divertire. In qualche modo vuole arrivare al pubblico senza troppe complicazioni. Continuerà su questa strada?
G. Pasotti e C. Santamaria in Ecco fatto trucco!    Credo di sì. Forse avrò voglia di raccontare cose un po' meno semplici. Riuscire ad intrattenere e a far riflettere su dei temi e su dei toni meno leggeri forse può essere una sfida in più. Spesso in Italia il pubblico viene "violentato" con film noiosi, viene obbligato ad annoiarsi; alcuni registi propongono cose abbastanza orribili. Così si crea una disaffezione nei confronti del cinema italiano che ritengo sia veramente pericolosa per quelli che vengono dopo. Ho visto con il mio film quanti pregiudizi abbia il pubblico nei confronti della nostra cinematografia. La gente prima di andare a vedere un film italiano aspetta che qualcuno gliene parli. Sempre riguardo al mio film dopo due settimane, a Roma, la sala era piena. È questo grazie al passa parola. Avevo degli amici che non volevano vedere il mio film perché non credevano che ne valesse la pena perché era italiano. E questo è un po' avvilente e penso che la causa sia quella di tanti film brutti che vengono prodotti. Tutto ciò ci fa diventare più cinici anche nei confronti dei nostri colleghi. Voglio dire evviva i Virzì e i Moretti o i Mazzacurati. Ma bisogna stare attenti a non produrre troppo. Bisogna valutare meglio perché senno non fa bene a nessuno credo. Sarebbe meglio produrre meno ma meglio. Forse sto dicendo una cosa che non può essere condivisa da tutti però è quello che penso. Produrre indiscriminatamente può essere pericoloso.

Sandra Campanini   17 giugno 1999

trucco! Accadde domani

Intervista a Gabriele Muccino


trucco!
Archivio
trucco!
Info
trucco!
Scrivici
trucco!
Torna su
Aiutaci a migliorare: dai un voto a questo articolo!

Ottimo
Buono
OK
Scarso
Pessimo
Bleah!


Send me!
Manda questa pagina ad un amico

trucco! CinemaTrucco!Home
trucco!