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PUÒ UN VIOLINO CATTURARE LA VOSTRA ATTENZIONE
per più di due ore? No. Almeno non nel caso di The Red Violin, il film presentato nella sezione Notti e Stelle di questa 55 edizione della mostra del cinema di Venezia. La storia di un violino rosso che catalizza le vite dei suoi possessori può anche suonare affascinante, ma dopo aver appurato il fatto che tutti gli sventurati possessori faranno la stessa fine, il film scade ed è quasi impossibile per noi spettatori resistere ai colpi di sonno che inevitabilmente ci troviamo ad affrontare.
Il violino passa dal suo creatore, che perde la moglie durante il parto, alle mani di un bambino prodigio cresciuto orfano in un convento. C'è poi un famoso concertista che trova nel suono del violino una enorme carica sessuale. Le sue composizioni (scritte durante i soventi rapporti sessuali) acquisteranno valore, ma finirà per perdere l'amata che scaricherà il suo odio sul violino stesso. Non va dimenticato il passaggio in Cina durante la rivoluzione di Mao che costa allo strumento la definizione di "vecchio arnese". Tutto questo è girato con stile patinato che ha lo scopo di coinvolgere ed affascinare il pubblico con le magiche vicende del violino rosso, oggetto che ai nostri occhi non ha anima. La sua influenza da oggetto maledetto non ci spaventa e rende nulla la curiosità creatasi intorno alle storie di cui lo strumento è protagonista. Siamo spiacenti di avervi raccontato parte delle orrende sorti toccate ai possessori, ma era l'unico modo per rendervi l'idea di quanto sofferta sia stata la visione del film.
Un prodotto costosissimo, con un unico pregio, un Samuel L. Jackson ispirato, unico personaggio che dopo tutte le tragedie ed il sangue versato a causa del violino, non ne subisce l'influsso "malefico" (l'ironia è palese).
Davide Gualandi 03 settembre 1998
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