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Rounders, un poker senza fantasia
Il destino di quattro uomini al tavolo verde nel film di John Dahl
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John Dahl trucco! 'CASINO' E 'QUEI BRAVI RAGAZZI' SONO FILM CHE TUTTI ABBIAMO VISTO.
Film dove il carattere e la personalità dei personaggi sono a noi chiari dal momento in cui entrano in scena. Non c'è ambiguità, ma sono le relazioni a catturarci… scordatevi comunque i capolavori di Scorsese, perché Rounders possiede ben pochi pregi. Il gioco d'azzardo e la malavita sono oramai temi difficili da trattare, ma Rounders si impegna nel darvi una nuova ed originale visione del mondo dei giocatori di poker. Il gioco dove è la tecnica a contare e non la fortuna. Il gioco teorico dove l'abilità ed il metodo portano la fortuna.
    Mike McDermott (Matt Damon) è l'universitario ex-giocatore di poker che dopo una brutta batosta decide di finirla col poker e studiare per diventare avvocato. Verme (Edward Norton) è l'amico finito in carcere per truffa, bisognoso di aiuto e con una gran voglia di ri-mettersi nei guai. Il nostro Matt tornerà a giocare trascinato dall'amico pieno di debiti, lasciando l'onesto lavoro, la donna e l'università e scoprendo che in fondo è questo che ha sempre voluto. Edward Norton invece aggraverà la sua situazione indebitandosi ulteriormente con i suoi creditori.
    Il resto è poker. Doppie coppie, assi, fanti e re. Per due ore vengono giocati migliaia di dollari e noi, che al massimo abbiamo giocato alla slot machine un paio di volte ci facciamo una cultura sul gioco delle carte, sui suoi campioni, le sue categorie ed i suoi trucchi. John Malkowich si cimenta nell'imbarazzante ruolo di grande giocatore invasato con la mafia russa, il suo accento è ridicolo e ostentato, dubitiamo che il suo personaggio sia stato creato per strapparci risate. John Turturro invece, è il giocatore dai principi inviolabili, lui gioca per mantenere i figli e non per la gloria; il poker è per lui un lavoro come un altro, non ha ambizioni. Personaggio improbabile visti gli scantinati adibiti a sale da gioco che frequenta.
    Dov'è Scorsese? Nella voce fuori campo che ci presenta i personaggi e che ci espone quelli che dovrebbero essere gli affascinanti aspetti del poker. Nella rappresentazione della malavita americana, dove se non sono italiani o portoricani, sono russi e comunque immigrati, nell'immagine del denaro, di cui tutti sono ingordi.
    Sullo schermo vediamo volti e soldi, nient'altro. Nella teoria di Matt, giocatore metodico ed onesto, è nei volti dei giocatori che si leggono le carte, forse ha ragione, forse diventerà il campione, ma a noi quanto interessa?
    Un film obsoleto come una lunga partita di poker trasmessa in televisione.

Davide Gualandi  05 settembre 1998

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