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Eye of the beholder (Stephan Elliott)

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Stephan Elliott trucco! DI PRODUZIONI AMERICANE CHE VANTANO UN CAST DI TALENTUOSI PERFOMER, infiocchettate con un montaggio ed una regia impeccabili, ce ne sono al giorno d'oggi un numero spropositato. Come dobbiamo porci davanti alla innegabile supremazia tecnica (ma spesso anonima) del "confezionato negli stati uniti d'America"? Alla loro impressionante capacità di soddisfare il pubblico, di intrattenerlo e divertirlo?
    Basta attaccare le loro scialbe sceneggiature, i loro disperati tentativi di dare spessore a storielle adatte ai più mediocri film per la tv ed alle loro tipiche e monotone storie d'amore, sia quelle spacciate per ossessioni mortali che quelle romanticamente a lieto fine. Eye of the beholder sembra tentare in tutti i modi di evitare la frettolosa categorizzazione, il regista australiano Stephan Eliott (famoso per Priscilla, la regina del deserto) aveva probabilmente in mente cose diverse, sicuramente più complesse, per questo thriller che sotto ad uno strato attualizzante nascondo una trama estremamente classica.
    "The Eye" (Ewan McGregor), un esperto di spionaggio dei Servizi segreti britannici viene incaricato di tenere sott'occhio il figlio del Senatore, il quale, probabilmente spinto dalla vera protagonista del film Joanna Eris (Ashley Judd) sta prosciugando il conto finanziario del padre.
   Dai primi pedinamenti, "The eye" dovrà far fronte ai pensieri ed alle allucinazioni che invaderanno la sua mente, provocate dall'eccessiva somiglianza tra la criminale psicotica Joanna e la figlia misteriosamente scomparsa, frutto di un matrimonio prematuramente conclusosi. Tale somiglianza inciderà sulle impeccabili ed altamente professionali abitudini della spia più tecnologicamente avanzata mai vista in un film ambientato in un presente credibile. La sua freddezza e la sua razionalità saranno spazzate via dal desiderio di inseguire (ed involontariamente proteggere) questa donna, in giro per metà America.
    Tratto dal testo francese "Mortelle Randonnèe", il film di Eliott ci è parso sterile, impotente perché monotono e poco accattivante, prevedibile ed improbabile…
   Le anormalità di "The Eye" causate dalla vamp Joanna sono immotivate da un sentimento concepito a tavolino, nonostante la ovvia ed impeccabile interpretazione di McGregor, al suo personaggio manca quell'agire insano che ha caratterizzano le svolte malate e imprevedibili dei personaggi protagonisti di tanti classici del noir.

Davide Gualandi  6 settembre 1999

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