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LA SCELTA DI APRIRE IL FESTIVAL CON questo film rappresenta probabilmente il lato più debole di questa 52° edizione del festival di Cannes.
Un programma all'insegna della sperimentazione ed un presidente della giuria di nome David Cronenberg meritavano un inizio più coraggioso ed allettante. Ancor prima di varcare le soglie del Théätre Claude Debussy potevamo immaginare a che genere di opera avremmo assistito. Un film perfetto ed inutile allo stesso tempo, una commedia storico-sentimentale di tre ore, che vede quattro provati attori, protagonisti di un'interminabile sequenza di avvenimenti, a volte demenziali a volte tragigi, che girano attorno alla più semplice delle storie d'amore.
Andrei Tolstoy (Oleg Menshikov) incontra per caso la donna della sua vita durante il periodo di addestramento militare. La donna, Jane Callhan (Julia Ormond), in Russia per aiutare un eccentrico inventore ad ottenere il finanziamento necessario alla realizzazione del suo ultimo progetto, ricambia il sentimento del giovane, ma gelosie ed attitudini diverse rendono incompatibili i loro desideri.
Cosi trascorriamo 180 importanti minuti della nostra esistenza, ridendo a gag di cui Benny Hill andrebbe fiero e sbuffando davanti ai tragici epiloghi della storia. Milioni e milioni sprecati in un film più trasparente delle opere meno riuscite di Ivory. Una vetrina per talentuosi operatori, fotografi, costumisti e poco altro.
Nikita Mikhalkov può anche aver realizzato il suo sogno, grazie al budget più alto mai speso per un film europeo, ma il suo film è soltanto l'ennesimo esempio di un cinema classico a corto di idee che non accenna ad estinguersi.
Davide Gualandi 13 maggio 1999
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