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SODERBERGH È UN REGISTA CRITICABILE, ma con The Limey, pur sfiorando il plagio, ha dimostrato di avere un invidiabile stile propio, girando un piccolo, ma artisticamente impeccabile film, in pochissimo tempo.
Se la scelta di girare con un grosso budget un film con George Clooney (Out of Sight), prendendo al volo la non recentissima moda di trasportare sullo schermo i romanzi di Elmore Leonard, non aveva convinto quelli che nonostante gli otto film all'attivo non davano ancora per scontato il suo talento, con The Limey, un'opera comunque piena di strizzatine d'occhio, Soderbergh si impone come una sicurezza cinematografica.
Wilson (un impressionante Terence Stamp) ha passato la sua vita dentro e fuori la galera, ottenuto un permesso speciale si reca a Los Angeles dove la figlia è morta in misteriose circostanze. Target delle sue ricerche è il produttore discografico Valentine, arricchitosi rilanciando i classici degli anni '60. Il plot non è certo dei più originali, ma gli attori e la regia rendono l'insieme decisamente affascinante.
Terence Stamp (che fra una decina di giorni inizierà le riprese di Star Wars: Episode II) recita magistralmente il personaggio di Wilson, uno spostato e vendicativo inglese puro sangue. Stamp ha sicuramente ottenuto dei risultati inaspettati lavorando sul personaggio, il suo accento cockney rende l'inglese di Wilson una lingua diversa quasi non condivisa dagli altri personaggi. Se il film fosse stato inserito in concorso, sono pochi i ruoli in quest'edizione del Festival che avrebbero potuto strappargli la palma d'oro. I personaggi di The Limey hanno, nonostante le critiche che li hanno definiti semplici stereotipi, una forte caratterizzazione psicologica. Peter Fonda è il Wyatt (Captain America) di Easy Rider che ha fatto fortuna con la musica, la parte in The Limey è stata scritta appositamente per lui ed è sorprendente il modo in cui è riuscito a rigestire il personaggio dandogli una connotazione attuale.
Soderbergh ci mostra flashbacks piu o meno lontani, passando dalla giovinezza di Wilson (utilizzando spezzoni di Poor Cow di Ken Loach) alle proiezioni mentali dei personaggi.
The Limey è un prodotto patinato, pieno di citazioni dagli anni '60 (comprese le location), ma è difficile accanirsi criticandolo per le scelte che lo rendono allo stesso tempo un film altamente sopra la media.
Davide Gualandi 15 maggio 1999
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