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CHE ANGOSCIA... SI PUÒ CONSIDERARE ormai un'abitudine quella degli attori inglesi al debutto registico, di scegliere per il loro primo lavoro temi drammatici e piuttosto scomodi da traspotare sullo schermo.
Tim Roth mette in scena il romanzo di Alexander Stuart (anche sceneggiatore) e come il collega ed amico Gary Oldman, decide di seguire la corrente più seriosa ed impegnata della cinematografia inglese contemporanea.
Una famiglia da poco trasferitasi in un isolato sobborgo londinese vede la nascita di un nuovo membro. La madre (Tilda Swinton) deve recuperare le forze dopo un parto avvenuto in una vettura capovolta a causa di un incidente durante il viaggio verso l'ospedale. Il padre (Ray Winstone) sfoga i suoi desideri sessuali sulla figlia Jessie (Lara Belmont) in un casolare abbandonato. Il fratello Tom (Freddie Cunliffe), emotivamente tormentato dopo aver scoperto delle foto nella camera del padre, non riuscirà a sopportare il silenzio che avvolge tali torbidi avvenimenti ed agirà d'impulso provvedendo alla ipotetica salvezza della famiglia.
Il film di Tim Roth è un pugno nello stomaco per lo spettatore, nella più classica tradizione britannica l'attore realizza un dramma cruento, ma senza trasformare il suo film in un documentario. Tim Roth ritrae i suoi attori in un mondo di cui sono i soli abitanti (eccezion fatta per il tipico ed omnipresente pub inglese) non concedendo un filo di luce solare ai suoi personaggi.
L'incesto è un tema che molti hanno recentemente deciso di affrontare cinematograficamente, The War Zone non ha pretese o denuncie da fare, quelli che vuole mettere in evidenza sono gli stati d'animo ed i caratteri dei suoi personaggi affidandoli a grandi attori. Ray Winstone, l'inglese per eccellenza al momento, si impone per il suo potenziale drammatico già dimostrato in film piuttosto mediocri come Face o Nil by mouth e (nota inopportuna ma sdrammatizzante) batte tutti i record ripetendo la parola fuckin' (si può scrivere?) per un numero infinito di volte.
Un film vulnerabile alla critica, ma maledettamente d'impatto... Come ha detto il regista Tim Roth prima di lasciarci alla visione: 'This comes from the heart'.
Davide Gualandi 16 maggio 1999
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