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NATO IN BOSNIA, MA TRAPIANTATO IN GRAN BRETAGNA nel 1989, il regista Jasmin Dizmar presenta qui a Cannes nella sezione Un certain regard il suo debutto Beautiful people. Un'impegnata commedia sugli immigrati della ex-Yugoslavia in Inghilterra.
Se Jasmin Dizmar non fosse bosniaco sarebbero state molte le polemiche che il suo film avrebbe suscitato in sala dopo la proiezione ufficiale. Il suo umorismo infatti non si ferma davanti a nazionalità e provenienza, prendendo in giro bosniaci, serbi e inglesi allo stesso modo, cosa che non tutti i registi si possono permettere.
Il film segue le vicende di un gruppo di immigrati cui il destino ha riservato diversi epiloghi. Ci sono un croato e un serbo che si rincorrono per tutta Londra per ammazzarsi a vicenda, che finiscono in ospedale a giocare a carte con un terrorista gallese ed un'infermiera. C'è un tossicodipendente che, dopo aver sbagliato aereo, si ritrova a compiere atti da eroe nella guerra in Bosnia. C'è un immigrato povero che senza sapere l'inglse sposa una dottoressa ricca e di famiglia aristocratica. C'è un soldato inglese che, tornato dalla guerra, soffre di quella che nel film chiamano la necessità di fare del bene e che tenta in tutti i modi di amputarsi la gamba. C'è un dottore che in piena crisi matrimoniale decide di mollare la moglie e di offrire ospitalità ad una coppia di immigrati.
Insomma, Beatiful people è un film che intrattiene e diverte dall'inizio alla fine ma che sarà, come Underground di Kusturica, criticato per la poca serietà con cui affronta i temi della guerra e dell'immigrazione da chi ha vissuto realmente tali circostanze.
Davide Gualandi 17 maggio 1999
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