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UN FILM CHE C'ENTRA POCO con il concorso e con il Festival di Cannes in generale. Ghost Dog e' un film indescrivibile, triste, esilarante, ridicolo ed affascinante allo stesso tempo. Veramente difficile interpretarne le motivazioni e tanto originale da spiazzarci.
Ghost Dog (Forest Whitaker) è un ragazzo di colore che dopo essere stato salvato da un gruppo di teppisti da un mafioso italoamericano di nome Louie (John Tormey), decide di concentrarsi sulle arti e soprattutto sulle filosofie dei samurai. Diventato adulto il ragazzo diventerà un misterioso assassino al servizio di quell'uomo che gli salvò la vita.
Il plot è già abbastanza delirante, ma il film è completato da una serie di episodi che inducono lo spettatore a smettere di farsi domande e a godersi il film per quello che è, senza cercare di inserirlo in un genere particolare (anche perché sarebbe impossibile). Sì, perché se pensate che il migliore ed unico amico di Ghost Dog è un gelataio francese di colore, che non parla una parola di americano, e che Ghost Dog, il più freddo e professionale dei killer, continua a comunicare con il suo mandatario con piccioni viaggiatori, capirete quanto impossibile sia inquadrare il film in una categoria specifica.
Serie sono comunque le teorie di Ghost Dog, le massime riportate dai testi antichi che il nostro gangsta samurai (Ghost Dog ascolta Wu Tang Clan ed ha le treccine tipiche di alcuni hip hop acts) si ripete e ci riporta. Vi ha già infastidito? Beh, vi assicuriamo che il film è una delle opere più interessanti viste di recente, Jim Jarmusch, che sia o non sia veramente interessato alle culture orientali, ha trasportato con successo una storia sull'onore e sull'autodeterminazione ai giorni nostri.
Un discorso particolare va fatto per la musica, curata interamente dall'ultimo dei geni musicali RZA (che attendiamo di vedere nelle vesti di attore/regista nel suo film Bobby Digital), membro fondatore del Wu Tang Clan, che appare nel film come unico condivisore delle teorie care a Ghost Dog. Tutto il film potrebbe essere la proiezione dei testi del clan più famoso al mondo, delle loro teorie shaolin e del lato più oscuro dell'hip hop. Divertente il fatto che uno dei capi mafia, ennesima vittima dell'implacabile Ghost Dog, sia un'accanito fan dei Public Enemy, come se Jarmusch ci tenesse a distinguere ciò che è musicalmente ormai trapassato dagli attuali risultati che il Wu Tang ed i suoi progetti collaterali hanno raggiunto a livello lirico.
Davide Gualandi 18 maggio 1999
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