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NONOSTANTE MANCHINO SOLTANTO DUE GIORNI effettivi al concludersi di questo fin troppo rinomato e caotico appuntamento, sono ancora diverse le opere che attendiamo con ansia (sperando di non crollare dalla stanchezza quando saremo in sala).
Supponendo che voi conosciate a menadito il cinema e le opere di Takeshi Kitano, ci limiteremo a dirvi che il regista giapponese non ha fatto altro che rimaneggiare storie passate, affidandosi al suo stile unico per convincerci che non ci sta prendendo in giro. Cosa intendiamo? Che Kikujiro è soltanto (senza che questo suoni limitativo) l'ennesimo dei film di Kitano, e starà a voi decidere se questo dettaglio vi infastidirà o se sarete (come lo siete stati precedentemente dagli altri film) catturarti dalle emozioni, non dando ascolto al vostro senso critico e polemico.
È strano sentir parlare i colleghi di grossi cambiamenti, quando i personaggi del film sono individuabili e caratteristici nella maggior parte delle altre opere del giapponese e che si avvale per l'ennesima volta dei suoi soliti collaboratori: Katsumi Yanagishima che ha curato la fotografia di sei dei suoi film e Hitoshi Takaya che ha lavorato alle luci su tutti i set dove Kitano ha diretto.
Kikujiro (Beat takeshi), uomo rude e violento, viene incaricato dalla moglie di accompagnare il piccolo Masao (Yusuke Sekiguchi) a trovare la madre durante le vacanze estive del ragazzino. Una realtà triste e deprimente aspetterà il sensibile bambino, ma il suo accompagnatore saprà sostituire il rammarico con il divertimento, impegnadosi nell'intrattenimento del fanciullo facendosi aiutare da strani personaggi (due bikers metallari ma mammoni e un vagabondo nudista).
Kikujiro è l'Azuma di Violent Cop, un personaggio apparentemente scorbutico che preferisce esprimersi più con le mani che con le parole, ma che si rivela non indifferente ai problemi delle persone che lo circondano.
Come regista e sceneggiatore, Kitano riesce con il suo stile unico a strapparci letteralmente risate e lacrime, dimostrandoci come, raccontati da lui, semplici racconti si trasformino in struggenti opere cinematografiche.
È inutile il confronto con il più recente dei suoi lavori, Hana-bi, ma è inevitabile che sia il film che lo ha portato al successo internazionale (strappandolo ai quei giornalisti che lo apprezzavano segretamente, collezionando i suoi film in videocassetta) ad essere confrontato per primo con questa nuova produzione.
Kikujiro è molto piu vicino alle atmosfere del bellissimo A Scene at the Sea, anche se qui la componente comica è stata potenziata. La seconda parte del film è infatti costituita da una serie di gag esilaranti (come le definirebbero inevitabilmente quelli della Gialappas) messe in scena dal mister per riportare il sorriso sul volto del bambino.
Una colonna sonora che vale la pena acquistare, costituita da classici brani composti dal più produttivo dei compositori giapponesi Joe Hisaishi, completa quello che, se non fossimo portati a fare confronti, definiremmo un film stupendo.
Davide Gualandi 21 maggio 1999
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