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CHE SORPRESA QUELLA CHE CI HA FATTO SPIKE LEE realizzando il più delirante tra i suoi film.
Summer of Sam è un'opera inquietante che si impegna nello studiare le personalità e le reazioni di un gruppo di italoamericani nell'estate del 1977, quando la popolazione di New York fu scossa, oltre che dalla più alta temperatura mai raggiunta e dalle prestazioni dei New York Yankees nel campionato di baseball, da una serie di omicidi compiuti dal primo degli assassini a conquistare la definizione di serial killer.
A prima vista il film appare come un assurdo portrait sociale, in cui l'esistenza già piuttosto tormentata di una serie di interessantissimi personaggi viene ulteriormente complicata dal senso di panico e paura che la presenza del killer e la "promozione" attuata dagli allarmanti reportage dei media trasmette. Ma Summer of Sam, senza perdere mai il suo filo narrante ed integrando perfettamente le sue due faccie, è anche un documento sui cambiamenti che hanno caratterizzato la cultura americana nella seconda metà degli anni '70.
L'avvento del punk contrapposto agli sfarzi della cultura disco è ritratto in modo delizioso dalla macchina di Spike Lee, che contrappone i due locali storici, il CBGB e lo Studio54, come icone delle due correnti musico-culturali.
Il film gode di sequenze tanto violente da avvicinare i livelli raggiunti da William Friedkin, ma allo stesso tempo riesce a rivisitare un classico come Saturday night fever aggiungendogli una più complessa analisi sociale e psicologica, senza però compromettere o lasciare in secondo piano l'immagine e le icone classiche degli anni '70, le discoteche, il sesso in macchina ed il ristretto concetto di famiglia. La camera di Spike Lee non è disposta a lasciare nessun particolare nascosto, come in He Got Game il regista non taglia nulla e sesso e violenza sono più espliciti che mai.
L'ignoranza e la riluttanza dei personaggi all'abbandono di stupide tradizioni e dogma religiosi porterà soltanto sconforto all'interno del loro nucleo, che è destinato a disgregarsi alla stessa velocità con cui cresce il numero di vittime del killer.
A Spike Lee joint, dicono i titoli di coda...
Davide Gualandi 21 maggio 1999
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