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UNA DISORDINATA FILA DI GIORNALISTI SCOCCIATI ci attende davanti all'entrata dell'Auditorium André Bazin, dove assisteremo, nel caso riuscissimo ad entrare, alla proiezione della nuova commedia di Kevin Smith, Dogma.
Il film è stato al centro di una diatriba burocratica, la Miramax ha dovuto infatti strappare il film dalle mani della Disney, loro parent company, per prevenire una cattiva distribuzione dovuta alle irriverenti critiche alla Chiesa cattolica presenti nel film.
Oggi, dopo tre screenings, il film dovrebbe essersi aggiudicato una distribuzione internazionale, concedendo ad Harvey Weinstein (Co-Chairman della Miramax) la tranquillità di 'profetizzare' il successo del film.
Nel film due angeli, Bartleby and Loki (Ben Affleck e Matt Damon), cacciati dal paradiso ed esiliati nel Wisconsin dopo aver abusato del loro potere uccidendo nel nome di Dio, decidono di voler tornare a casa attraversando le porte di una chiesa nel New Jersey convinti che, morendo da esseri umani, gudagneranno di nuovo il diritto al paradiso.
Bethany (Linda Fiorentino), che ha perso la fede dopo aver avuto un aborto, viene ingaggiata dalla 'Voce di Dio' (Alan Rickman) per fermare i due angeli. Nel suo viaggio sarà aiutata dallo sconosciuto tredicesimo apostolo Rufus (l'attore di colore Chris Rock) e da Jay e Silent Bob (personaggi omnipresenti in tutti i film di Smith), ostacolata da mostri di cacca e diavoli in fuga dagli inferi, per non parlare di un sacerdote convinto che l'immagine della chiesa cattolica debba essere revisionata aggiungendo un tocco giovanile alle icone classiche (impressionante il nuovo crocefisso confezionato per l'innaugurazione della chiesa).
La sceneggiatura di Dogma è forse la più originale scritta negli ultimi anni e, pur ammettendo che più persone potrebbero essere infastidite dalla storpiatura dei testi sacri (Dio, interpretato dalla cantante Alanis Morrisette, è donna e appassionata di skee ball, Jesù Cristo è di colore e ha fratelli e sorelle), l'impostazione che induce lo spettatore a ridicolizzare gli avvenimenti del film dovrebbe prevenire backlash negativi.
Il film, che supera le due ore di durata, è una parabola sui dubbi e sulla perdita della fede. Non c'è nulla di realmente blasfemo e nulla che ridicolizzi i credenti (a meno che non siano dei fanatici).
Kevin Smith, con un budget incisivamente superiore a quello dei suoi precedenti lavori, dimostra di essere una delle menti più produttive e geniale dell'ondata indie che sta caratterizzando gli anni '90.
Davide Gualandi 22 maggio 1999
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