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VENEZIA APRE CON UN CAPOLAVORO. Abbiamo visto la proiezione per la stampa di Saving Private Ryan (Salvate il soldato Ryan) di Spielberg, fim che in Usa ha già riscosso un successo senza precedenti e che lo stesso Spielberg ha vietato per le scene di violenza molto reale e cruda. Il film è assolutamente straordinario, una realtà di guerra così non la si vedeva dai film di Samuel Fuller, Sam Peckimpah o di Robert Aldrich.
La scena iniziale dello sbarco in Normandia è quasi insopportabile per il realismo delle scene. Il rumore dei proiettili è devastante, con la macchina da presa piazzata in mezzo agli uomini, ai soldati che sbarcano sula spiaggia ad Omaha Beach nel corso della seconda Guerra Mondiale.
Sangue, interiora, vomito, il senso fisico della paura e della morte è talmente forte che è reale come se non ci fosse un filtro tra lo schermo e gli spettatori. Il film si chiude con un'altra scena altrettanto violenta che vede nuovamente protagonista il piccolo drappello di soldati americani capitanati da Tom Hanks che devono proteggere un ponte dal passaggio dei tedeschi. Anche qui il realismo è enorme e altrettanto esplicito come quello della scena iniziale.
La trama è semplicissima: un gruppo di soldati sbarcati in Normandia deve cercare e riportare a casa negli Usa il soldato semplice Ryan (interpretato da Matt Damon), un militare che nella stessa guerra ha già visto morire tre suoi fratelli. Tra le due scene che aprono e chiudono il film, la trama si sviluppa con la ricerca sul territorio di guerra del soldato Ryan. Il film è tutto un flash back del soldato Ryan ormai vecchio che va al cimitero militare e ricorda tutto quello che è successo cinquant'anni prima. Nella sua testa risuonano le parole che il capitano Hanks gli ha detto nel finale del film: "Mèritatelo, cerca di vivere una buona vita ricordandoti quello che è successo, ricordando tutti gli uomini che hai visto morire".
Attori strepitosi. Hanks è in vista un altro Oscar, ma sono bravissimi anche i comprimari i cui nomi sono forse poco noti al grande pubblico, ma che la gente riconoscerà dai volti perchè sono già famosi in Usa: Tom Sizemore, Edward Burns.
La regia di Spielberg è grandiosa come al solito, assolutamente priva di retorica e con una tensione rarefatta, quasi tangibile.
Il messaggio? La guerra fa schifo comunque, non ci sono eroi nel senso di qualcuno che sovrasta gli altri. Tutti sono piccoli uomini, ma nello stesso tempo grandi di fronte alla morte. E chi resta vivo deve imparare da questo e cercare di vivere per sè e per gli altri una buona vita.
La stampa ha però riservato un'accoglienza molto tiepida al film. Cosa incomprensibile dato che, a nostro giudizio, meriterebbe addirittura un inchino.
Gianluigi Lanza 03 settembre 1998
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