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OGGI ABBIAMO VISTO IL PRIMO DEI QUATTRO FILM ITALIANI
in concorso, "L'albero delle pere", che la Archibugi ha girato dopo quattro anni dal suo ultimo film, il non certo memorabile "Con gli occhi chiusi". E diciamo subito che la regista di "Mignon è partita" e "Il grande cocomero" ha firmato un film abbastanza noioso con personaggi, soprattutto gli adulti, che ci sono parsi stereotipati e poco interessanti, interpretati da Valeria Golino, Sergio Rubini (abbastanza bravi) e Stefano Dionisi (un cane davvero!). La storia, ambientata a Roma durante le feste di Natale del 1997, narra dei due fratelli Siddharta e Domitilla, rispettivamente di quattordici e cinque anni, che Silvia ha avuto da due padri diversi; Siddharta vive con la madre, mentre la piccola è andata a vivere con il padre e ogni tanto il fratello le fa da baby sitter. Un giorno Domitilla si punge con la siringa che la madre tiene nascosta nel suo beauty in bagno, e così Siddharta capisce che la madre si droga e di nascosto dai grandi fa fare il testo dell'HIV alla sorella per la paura che sia sieropositiva. Il tutto è narrato "dalla parte dei ragazzini" (e in questo la Archibugi è molto brava, aiutata anche dai due protagonisti, davvero in parte, specie il ragazzino che fa Siddharta), con la pretesa di analizzare anche la generazione dei genitori, questi trentenni o poco più, non ancora cresciuti o troppo cresciuti, comunque incapaci di assumersi le proprie responsabilità di fronte ai figli e anche a loro stessi, tanto che sono dei quattordicenni a doversi prendere cura di loro. La Archibugi è diventata più audace nell'uso della mdp ( il film abbonda di dolly e di riprese più curate che negli altri suoi film), ma questo non la salva dalla noia e dalla sensazione di trovarsi di fronte ad un film piatto, già visto, già sentito, assolutamente privo di originalità. Meno male che ieri sera abbiamo visto "Saving Private Ryan" di Spielberg…
Gianluigi Lanza 4 settembre 1998
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