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NELLA NOTTE DI IERI è SCOMPARSO AKIRA KUROSAWA
, uno dei grandi maestri della storia del cinema. Insieme a Ozu e Mizoguchi, è stato uno dei tre grandi maestri del cinema giapponese. Però, molto più degli altri due, Kurosawa si è fatto conoscere ed apprezzare in Occidente, a partire dal memorabile Leone d'oro a Venezia conquistato nel 1951 per "Rashomon", e poi col Leone d'argento nel 1955 per "I sette samurai" (ambedue col formidabile Toshiro Mifune protagonista, anche lui da poco scomparso). Cosicchè, oggi che Kurosawa ci ha lasciato, ci sembra di aver perso non il testimone di una cultura lontana, ma uno dei cineasti a noi più familiari. E'riuscito a far amare il suo cinema in Italia come in America, in Europa come, in modo spesso contrastato, in Giappone. Ribattezzato in patria l'Imperatore, talvolta boicottato dai suoi produttori, ha avuto comunque una lunga storia di affinità e successi con la cultura extra-nipponica, tanto da diventare un cineasta di culto universale, ammirato per l'intelligenza, la spettacolarità, la straordinaria forza emotiva ed umana dei suoi film, raccontando e "traducendo" sempre e comunque profondamente come nessuno, la storia e la gente del suo amato-odiato Giappone.
Gianluigi Lanza 06 settembre 1998
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