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ARRIVA DALL'IRAN UNO DEI FILM PIÙ BELLI DEL CONCORSO
(anche se un poco deludente rispetto alle nostre aspettative) che sarebbe piaciuto moltissimo a Francois Truffaut. "Il silenzio" (titolo persiano Sokout), girato dal pluripremiato Mohsen Makhmalbaf in Tagikistan a causa della censura del suo paese, narra le vicende di un bambino cieco, apprendista accordatore di strumenti nella bottega di un liutaio, e della bambina che lo accompagna al lavoro perché non si perda. Infatti Khorshid (così si chiama il bambino) è affascinato dai suoni, dalle musiche, dai rumori che sente per le strade; essendogli negata la vista, è l'esperienza sonora che lo affascina e lo distrae dal suo lavoro (non ha il papà, vive con la mamma e coi suoi guadagni deve pagare l'affitto). Il film, nonostante il titolo, è dunque pieno di musica, anche visiva, perché Makhmalbaf costruisce come una partitura anche le immagini, con inquadrature curatissime fin nei minimi dettagli, attento ai colori e alle sfumature. Scene di straordinaria bellezza quelle in cui Khorshid (interpretato da un vero mendicante) accorda il suo strumento e la sua piccola amica (anche lei presa dalla strada) balla con ciliegie sulle orecchie e petali di fiori come unghie finte. Khorshid vorrebbe trasformare tutti i suoni in musica, e alla fine riuscirà, forse solo con l'aiuto della sua immaginazione, a dirigere un concerto in mezzo agli artigiani e alla povera gente come lui. "E' un invito ad ascoltare le voci di dentro, un film sull'attimo fuggente", "spiega il regista, "sulle voci interiori che ognuno di noi dovrebbe seguire senza lasciarsi opprimere dal passato o dal futuro. Le filosofie religiose hanno cancellato la felicità del presente e ci hanno indotto a vivere in funzione di qualcos'altro, quel famoso premio che verrà dopo la morte". "Le silence" prende spunto anche dai versi di Omar Kayamm, il più grande poeta iraniano, ed è il primo film in cui Makhmalbaf usa come attori dei bambini, con risultati di straordinaria naturalezza.
Gianluigi Lanza 09 settembre 1998
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