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GENTE CHE VA, GENTE CHE VIENE.
Registi versus critici, critici versus registi. Gli argomenti principali della Mostra in questi giorni sembrano essere gli arrivi e le partenze dei grandi divi americani (a chi frega qualcosa degli attori rumeni o jugoslavi?!), e le polemiche suscitate dai registi italiani nei confronti dei critici di casa nostra: così mi sono detto, perché non provare anch'io a dire la mia dal momento che tutti si permettono di farlo? Luchetti, regista de "I piccoli maestri", e D'Alatri, regista de "I giardini dell'Eden", due dei film italiani in concorso, ci hanno tenuto a dire che i critici partono prevenuti nei confronti dei film italiani e ne parlano male anche quando invece non dovrebbero: hanno in parte ragione, nel senso che qui quasi tutti aspettano con ansia i film americani e se proprio devono saltare un film è quasi sicuramente un film italiano, ma è anche vero che i critici prima di tutto sono persone, hanno i loro gusti ben definiti e semplicemente, rispetto alla maggioranza, hanno un mezzo attraverso il quale dire pubblicamente le proprie impressioni e le proprie sensazioni. Bisogna anche dire che la reazione del pubblico pagante a volte è molto diversa da quella degli addetti ai lavori, e perciò il curatore della Mostra, Felice Laudadio, ha permesso ai giornalisti di entrare in Sala Grande o al Palagalileo, dove la sera si svolgono le proiezioni pubbliche, gli ultimi cinque minuti prima della fine del film per poter descrivere le reali reazioni della gente. Io personalmente sono molto curioso di sapere come il pubblico accogliera "Così ridevano", il bellissimo film di Gianni Amelio che ieri sera alla proiezione per la stampa è stato accolto a dir poco freddamente, con parecchi fischi, qualche sporadico applauso (tra cui il mio) e l'indifferenza più assoluta. Del resto vedere un film così impegnativo come quello di Amelio alle dieci di sera, dopo altri quattro film nel corso della giornata, mangiando e bevendo in piedi per stare in fila per prendere il posto (della serie fuori-uno-dentro-l'altro!), non ti fa certo gustare lo spettacolo come si deve, ma del resto questo, come già si è detto, è il mestiere del critico, che cerca di vedere il più possibile per poi poterne scrivere e anche perché non è sicuro che poi il film avrà una distribuzione…
Altro argomento, sempre inerente: va benissimo che la gente vada in delirio per Jim Carrey, George Clooney, Jennifer Lopez e Melanie Griffith (mi chiedo cosa sarebbe successo se fosse arrivato anche DiCaprio!), ma la cosa che trovo assolutamente indecente e pochissimo professionale è che alle conferenze stampa dei film "minori" (ma perché poi definirli così se in concorso e nelle altre sezioni sono tutti sullo stesso piano?!) ci sono al massimo trenta persone delle quali magari (come è successo l'altra mattina alla conferenza stampa di Raul Ruiz) nessuno, dico NESSUNO, ha visto il film? Le conferenze stampa di "La nube" di Solanas e di "Trafico" del portoghese Joao Botelho erano praticamente deserte, nonostante quest'ultimo sia tra i film più riusciti del concorso, e l'unica conferenza stampa che si possa realmente definire tale è stata oggi quella di Gianni Amelio, insieme a quella di Bryan "Apt Pupil" Singer: due su non so quante. E diciamo pure, per dirla tutta, che anche la scelta della moderatrice delle suddette conferenze, Lidia "Porci con le ali" Ravera, seppur stimatissima intellettuale e letterata della nostra migliore tradizione, non è stata felicissima, non parendomi lei né ferratissima in fatto strettamente cinematografico (legge dal catalogo le presentazioni dei film!), né particolarmente educata nei confronti del pubblico, viste certe uscite…
Gianluigi Lanza 12 settembre 1998
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