È QUELLA CHE MI HA SUSCITATO "INTO MY HEART", FILM INDIPENDENTE AMERICANO PRODOTTO dalla stessa produttrice di Woody Allen e diretto magistralmente a quattro mani dai giovani Anthony Stark e Sean Smith, ed inserito nella sezione "Prospettive", che ha sicuramente riservato le sorprese del Festival. È la storia dell'amicizia profonda tra Ben e Adam (interpretati in stati di grazia de Rob Morrow e Jake Weber), assieme fin da bambini e poi alla stessa università, amicizia che viene sconvolta dall'arrivo di Nina (la splendida Claire Forlani, già vista in "Basquiat"), che farà innamorare di sé Adam e lo sposerà, inserendosi anche lei in questo apparentemente perfetto sodalizio. Dopo aver lasciato l'università per iniziare una nuova vita, Ben incontrerà Kat che sarà a sua volta accolta nel gruppo di giovani professionisti che passano divertenti weekend a casa di Adam. Un giorno, quando Ben d'impulso bacerà Nina, tutto cambierà…
Il film ti prende da subito, ti avvolge e ti lasci trasportare nelle vite dei personaggi, ascolti quello che si dicono e li vedi vivere la loro vita che è anche la nostra vita, fatta di sentimenti forti che a volte non si riescono ad esprimere, di un amore così totale che fai fatica a dimostrare a coloro che ami, di piccoli tradimenti che ti scappano di mano e ai quali non riesci più a rimediare, di cose non dette, di cose non fatte, dell'ineluttabilità degli avvenimenti, e della morte che cambia tutte le cose, fa saltare i precari equilibri e ti mette di fronte alle proprie responsabilità. Non ci sono parole per descrivere adeguatamente le sensazioni che comunica il film, bisogna vederlo: la scrittura registica di Stark e Smith, il loro stile anche di sceneggiatori è forte e incisivo ma nello stesso non invadente, non calcano mai la mano dove potrebbero farlo e si ritirano sempre un momento prima, lasciando l'immaginazione e l'emozione dello spettatore a colmare i vuoti (non a caso la loro fonte di ispirazione per questo film è stato il Kieslowski dei "Tre colori: rosso, bianco e blu", nonostante il film si inserisca appieno nella migliore tradizione degli indipendenti americani).
A noi ha ricordato tanto anche il Woody Allen dei tempi di "Interiors", anche se questo film ti scende davvero "dentro il cuore" e lì resta. Punte emozionali fortissime la scena in cui Nina, dopo il suicidio di Adam, rimane a piangere nella vasca da bagno stesa su un fianco con le spalle alle mdp, e il dialogo finale straordinario tra Nina e Ben alla fine del film che si rincontrano cinque anni dopo la morte di Adam per caso in strada a New York: lei si è risposata con un ragazzo inglese e ha un figlio, lui è stato lasciato da Kat che a sua volta si è risposata. "Come stai?" chiede Ben a Nina, e lei gli risponde: "Cerco di fare delle cose belle". "Anch'io cerco di fare delle cose belle", replica Ben, dopodichè si salutano con la promessa di risentirsi quando lei tornerà in città, ma forse non è vero… Raccontato non è assolutamente come visto, e vi assicuro che io a questo punto stavo piangendo da più di venti minuti, tanto che quando alla fine sono andato a congratularmi con uno dei due registi presenti in sala (il film al Palagalileo è stato accolto da uno scroscio di applausi), avevo un'aria così disperata che mi avrà preso per matto. Spero tanto che questo film venga distribuito, per colpire anche voi cuore…
Gianluigi Lanza 13 settembre 1998