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SARÀ CHE IL PLOT È INCENTRATO SULLA FIGURA DI CRISTO,
ma il mea culpa, questa volta, è d'obbligo. Chiedo perdono per essere entrata in sala con dei preconcetti su un film che, contemplando nel cast addirittura Jovanotti, non prometteva nulla di buono.
Mi sono ricreduta e il merito sta nel punto di vista scelto dagli sceneggiatori e dal regista per raccontare, ancora una volta, la storia di Cristo.
Il Gesù di Alessandro D'Alatri non nasce figlio di Dio, o almeno non del Dio cattolico, lo diventa nel corso della sua esperienza umana. E' un ragazzo nato in Palestina come tanti ma che come pochi, come suo cugino Giovanni, ha ricevuto un dono. Ha la capacità di interrogarsi, di dubitare, di chiedersi il perché dell'esistenza umana, dell'ingiustizia e di cercare le risposte innanzi tutto dentro di se. Dopo aver vagato per il mondo alla ricerca di una identità interiore ed aver capito che c'è un Dio uguale per tutti ma con diversi nomi, arriva presso gli Esseni che lo accettano come discepolo. Pratica la meditazione, gli vengono insegnate tecniche di guarigione antiche e tradizionali, impara che la mano sinistra toglie ai corpi energia e la mano destra la da (la base della pranoterapia). Ancora una volta, accresciuto, sente la necessità di lasciare tutto e cominciare di nuovo a cercare. Incontra Giovanni Battista, suo cugino, si fa battezzare, chiede aiuto a Pietro affinché gli insegni ad essere pescatore di anime e a Simone e a Giovanni e a Luca. Usa le arti imparate dagli Esseni toglie le cataratte ovvero ridà la vista ai ciechi e guarisce gli ammalati. La storia da qui in poi la conosciamo tutti e D'alatri non ce la racconta perché non è quella che a lui interessa. Fa bene, molto bene.
Gli spazi aperti, la luminosità del cielo, i silenzi del deserto restituiscono la dimensione di un vuoto in cui si può costruire nuovamente e nel quale la macchina di presa si muove con leggerezza, senza ingombrare. Non è difficile leggere in tutto questo il risultato di un cammino interiore personale e anche se le strade percorse sono quelle indicate dalle insegne al neon di una già troppo di moda di New Age ciò non basta a sminuire il merito di un lavoro ben fatto. Oggi ci sentiamo più buoni, eppure non è Natale.
Alessandra Meo 06 settembre 1998
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