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COME VI SENTIRESTE SE UN GIORNO SCOPRISTE
che fin dalla nascita siete stati inconsapevoli protagonisti assoluti della più seguita soap opera del mondo? Che vostra moglie non è vostra moglie ma un'attrice pagata così come il vostro migliore amico e i vicini di casa? Diceva Shakespeare che la vita è il palcoscenico più grande del mondo e aveva ragione, il problema sorge nel momento in cui a decidere della nostra vita non è un creatore al di sopra della conoscenza umana ma un regista televisivo plenipotenziario. La vita di Truman Burbank (Jim Carrey) è stata proprio così, consegnata fin dalla nascita al potere decisionario di un regista pantocrator (il meravigliosamente gelido e perfido Ed Harris) e al tam tam dei media per il divertimento del pubblico del villaggio globale. Il regista Peter Weir (Witness, L'attimo fuggente) è riuscito a fare del racconto del neozelandese Andrew Niccol uno dei film più belli degli ultimi anni. Girato facendo grande utilizzo di soggettive il regista è riuscito a rendere anche gli spettatori in sala "complici" spettatori della Truman way of life. Ci si sente allo stesso tempo colpevoli e colpiti dal voyeurismo esasperato di fine millennio e non è una gran bella sensazione anche se alla fine, forse in maniera catartica, si fa il tifo per il finalmente consapevole e ribelle Truman. Jim Carrey finalmente riesce ad affrancarsi dalla schiavitù della sua maschera e a rendere Truman un simpatico ragazzone americano, tanto simpatico e tanto vittima da non poter essere amato. Che dire di un film che ci è veramente piaciuto? Wow, Wow, Wow!!!!!
Alessandra Meo 07 settembre 1998
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