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NELL'ARGENTINA DI MENEM TUTTO VA AL CONTRARIO
e la nube che da 1600 giorni la sovrasta e inonda di pioggia è una metafora, facilmente comprensibile, dell'uggiosità del potere politico e della burocrazia stritoladiritti.
Questo, in sintesi, il messaggio dell'ultimo film di Fernando Solanas (Sur, Tangos) presentato in concorso al Lido.
Sfondo della vicenda è un teatro minacciato di chiusura e difeso ad oltranza dagli attori che lo hanno fondato, dieci personaggi le cui esistenze si fondono e si confondono tra realtà e finzione.
La realtà piove sull'Argentina: i soldi non ci sono o sono nelle tasche di pochi, la polizia è corrotta, la fantasia e l'arte ignorate perché invendibili, i diritti dell'uomo inosservati e il sogno è sopraffatto dal bisogno. Una situazione che non lascio scampo, o si nuota o si annega.
Un film di denuncia sociale, fortemente politico e soffocante come l'afa tropicale dopo un temporale che neppure la musica (rigorosamente tango) riesce ad alleggerire. Pesante, innegabilmente, eppure piacevole nell'insieme. Venti minuti di meno avrebbero giovato alla fluidità della narrazione e avrebbero reso il film fruibile ad una fetta di pubblico maggiore. Bella la fotografia, livida, totalmente virata ai toni del bianco e del grigio. Faticoso ma vivamente consigliato ai pochi in grado di andare oltre il semplice spettacolo.
Alessandra Meo 09 settembre 1998
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