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FEDELE ALLA TRADIZIONE anche quest'anno Woody Allen ha presentato qui a Venezia il suo ultimo film, Celebrity.
Cos'è la celebrità? un impedimento o qualcosa di cui non si puo fare a meno? E soprattutto quanto costa? Queste le domande che il buon Woody si pone e alle quali sembra, considerato che il film inizia e finisce con la parola help, non riesca a dare una risposta.
Protagonista della storia è un giornalista di viaggi insoddisfatto del lavoro e della propria vita (Kenneth Branagh, alter ego di Woody Allen che per l'occasione ne ha interiorizzato lo stile recitativo).
Alla ricerca di una nuova identità decide di divorziare dalla moglie e mettere mano a una sceneggiatura e ad un nuovo libro. Consapevole del fatto che per veder pubblicati i suoi lavori deve avere i contatti giusti si dedica alla frequentazione delle persone che contano. Incontra stars dai costumi disinvolti e bizzarri (Leonardo di Caprio distruttore di camere d'albergo alla maniera di Jhonny Depp), che giocoforza condivide, illudendosi di avercela quasi fatta, ma il dubbio e l'insoddisfazione riaffiorano inesorabili.
La ex moglie nel frattempo, dopo aver cercato di curare il dolore della separazione con ritiri spirituali e tentativi di chirurgia plastica, trova l'amore vero, si libera, grazie all'aiuto di una professionista, di alcune rigidità sessuali dovute alla mentalità cattolica (la scena più esilarante del film) e per di più diventa una star televisiva.
Questione di destino?
No, questione di equilibrio interiore, come chiaramente ci indica lo stesso Allen nell'evolversi della trama.
Il film, girato interamente in bianco e nero, è meno riuscito del precedente (Deconstructing Henry) dal punto di vista registico, soprattutto è meno approfondito nella scrittura e questo è un grave handicap per chi ha sempre puntato più sulla comicità di parola che su quella di situazione. Quello che salta all'occhio è un ritorno ai temi cari all'Allen analisi-dipendente, che vanifica la speranza di chi in Henry a pezzi aveva intravisto la possibilità di un affrancamento del regista dalla psicanalisi.
Se amate l'Allen di Mariti e Mogli sarete delusi dalla scarsa introspezione. Se preferite la maniera di Manhattan rimarrete male all'idea che quei tempi non torneranno, molto probabilmente, più. C'è un'ultima possibiltà. Se conoscete e amate, comunque, Woody Allen, capirete che la Celebrity schiaccia e fa male quando è semplicemente subita e avrete comunque una speranza in più per il prossimo film.
Alessandra Meo 10 settembre 1998
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Venezia '98
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