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PER MOLTI COSÌ RIDEVANO, di Gianni Amelio, rappresentava l'ultima speranza del cinema italiano in concorso... e sono rimasti delusi.
L'accoglienza da parte dei giornalisti in sala è stata fredda, quando non addirittura gelida. Dicevano gli antichi: "De gustibus non disputandum est" e alla sapienza dei latini noi ci rifacciamo nel momento in cui, al di la del parere generale, affermiamo che il film ci è piaciuto.
Così ridevano è la storia di due fratelli siciliani emigrati nella industriosa e carica di promesse Torino. La vicenda inizia nel 1958 per concludersi nel 1964 dopo averci raccontato, in sei capitoli, altrettante giornate particolari dei due fratelli. Il più grande, Giovanni (Enrico LoVerso) crede nella necessità dell'istruzione come base di futuro migliore mentre il minore, Pietro (Francesco Giuffrida, studente catanese alla prima esperienza cinematografica,) preferirebbe lavorare e guadagnare.
Il rapporto tra i due è complesso, a tratti inqiuetante per la profondità, e nel corso della narrazione si snoda attraverso un intenso percorso emotivo.
La regia di Gianni Amelio è accurata, precisa, delicata, di grande scuola più che di genio, eppure non per questo scontata, anche se a volte troppo statica in alcune immagini, alcuni primi piani, che appesantiscono lo scorrere della narrazione più che sottolinearla emotivamente.
La bravura di Enrico Lo Verso è innegabile e evidenziata dalla direzione di Amelio, che fa di alcune scene di questo film quasi un one man show.
Un film riuscito di cui non condividiamo le perplessità della "critica alta", che continua a sognare un film perfetto che mai si realizzerà.
Alessandra Meo 10 settembre 1998
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