PRENDETE L'AMBIENTAZIONE TRA I GHIACCI di La Cosa, aggiungete un pizzico di La notte dei morti viventi, una spruzzatina di Warlock e Il presagio e condite il tutto con la firma di Stephen King.
Forse gli ingredienti sono troppi e troppo diversi per avere un risultato omogeneo, ma per passare 90 minuti di blanda tensione anche un film appena sufficiente come Frozen ("Congelato") può essere indicato.
La storia, tratta da un racconto di Stephen King contenuto nel volume A volte ritornano, narra le disavventure di due agenti speciali, Sam e Kelly, inviati in Antartide per ritrovare una spedizione di ricerca misteriosamente scomparsa. Entrati in un rifugio immerso nel gelo (si sfiorano i settanta gradi sotto lo zero), la coppia di poliziotti vi trova un uomo e una donna che dicono di essere in balia del capo della spedizione, Schelling, improvvisamente impazzito. Inutile dire che gli altri membri sono stati uccisi.
Gli agenti scopriranno che l'invisibile nemico è in grado di rianimare i morti, e non solo è figlio del demonio, ma vuole anche accogliere "papà" sulla Terra grazie ad un rito magico (possibile una volta ogni 8000 anni) nel quale si deve sacrificare il corpo di un parente e di due altre persone. Colpo di scena, Schelling e il poliziotto sono fratellastri.
Nella lotta finale, naturalmente, il bene vincerà. Gli zombi sono, nel contesto del racconto, pressoché inutili, alcuni momenti onirici sembrano "appiccicati" per sprecare qualche effetto speciale in più (perché il protagonista ha la visione delle ballerine?), e i corridoi della miniera nella quale si consuma la tragedia potrebbero essere molto più inquietanti.
Nonostante questo, soprattutto grazie ai numerosi "colpi al cuore" che regala, Frozen non è da buttare via. Anche se il finale, con l'apparizione della moglie del poliziotto morta anni prima, è davvero ridicola.
Giovanni Scalambra 24 giugno 1999