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CURSE: THE EYE OF ISIS
L’egittologia e le sue maledizioni, anima dell’avventura virtuale nello stile rinnovato di Wanadoo
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Curse trucco!

A METÀ STRADA, COM’È NELLE TENDENZE PIÙ RECENTI, FRA L’AVVENTURA E IL GIOCO d’azione, pur rimanendo il tempo dedicato al ragionamento prevalente su quello richiesto nei combattimenti, Curse è il risultato del tentativo, in parte riuscito, seguito da Wanadoo per riproporre le proprie avventure sotto un nuovo approccio stilistico. Sicuramente più adeguato alle ultime tecnologie e, per il sensibile miglioramento sotto il profilo dell’interattività, decisamente migliorato.
   Pur mantenendo quelle caratteristiche in cui hanno sempre eccelso i prodotti della casa francese, la qualità della sceneggiatura, del suono, della caratterizzazione dei personaggi e delle rispettive animazioni facciali. Una giusta scelta, ancor più lodevole perché è nefanda abitudine ogni volta che si intraprende una nuova strada abbandonare quanto vi sia di apprezzabile lungo quella precedente. L’avventura ha un’ambientazione piuttosto classica, a cavallo fra l’Inghilterra vittoriana e la valle del Nilo, rivivendo, ed è la terza volta che accade nel 2003, dopo Amenophis e Il mistero della Mummia, l’epopea delle spedizioni archeologiche nella valle dei Re.
   Ne sono i protagonisti una coppia di giovani egittologi. Darien, un uomo nel pieno delle sue forze, sulla trentina, elegante nei modi e nell’aspetto, risoluto senza sembrare strafottente quando è necessaria prendere una decisione sbrigativamente. Pur dotato delle qualità di un rispettabile suddito britannico, è americano. Appassionato studioso ha seguito le orme del padre, il prof. Stanley Dane, impazzito mentre il figlio era ancora giovane e passato a miglior vita facendo appena in tempo a parlare di una misteriosa maledizione che grava sulla sua famiglia. Victoria Sulton, un’egittologa inglese ancora giovane, ma già nota nei circoli scientifici.
   É l’amica che accompagnerà Darien nell’avventura. Uno splendido esemplare di ragazza, dai fulgidi capelli rossi perfettamente corrispondenti al carattere appassionato e battagliero. Fin da piccola è tormentata da fosche visioni notturne, dal suono di voci indistinte che le echeggiano in testa condannandola a un continuo tormento. I turbamenti dei due involontari eroi sembrano essere legati con la maledizione che aleggia su alcuni reperti destinati a inaugurare una recente, per l’epoca in cui si svolgono i fatti, esposizione al The Great Britain Museum.
   E quando la statua di Iside scompare nel nulla, lasciando dietro di se gli effluvi mortali di una forza paranormale, il tessuto del racconto si è indissolubilmente intrecciato sui fili delle loro singole storie. Un’avventura che ha inizio nei saloni di un grande museo della Londra del 1890, suggestivamente in una notte buia e tempestosa, e si scioglie alla luce delle fiaccole accese nelle dimore eterne dei faraoni. Alle figure principali si affiancano quelle dei comprimari.
   La sagoma rasserenante di Abdul Wahid, un amico del defunto Stanley, punto di riferimento per salvare il gioco e, in maniera originalissima, per venire utilizzato come inventario extra da Darien e Victoria, o il profilo degno di un tricheco islandese del greco Bupo, un mercante e collezionista di oggetti d’antiquariato del tutto privo di scrupoli. Anche Bupo ha un amico, il fedele Mullins, un composto di muscoli e ferraglia, prodotto di un tentativo anzitempo degli attuali innesti biomedici.
   Questo lo sfondo del gioco, reso con un’interfaccia assolutamente inedita, piuttosto ostica, almeno per il sottoscritto, al primo ed anche al secondo approccio, ma molto interessante e da non abbandonare. Ostica perché il personaggio, anziché orientarsi a piacere come ormai avviene in ogni titolo vissuto in prima o in terza persona, segue costantemente una serie di inquadrature predefinite dagli sviluppatori.
   Che sono quindi anche registi, con l’ottimo risultato di trasmettere sensazioni altrimenti inesprimibili, senza comunque limitare la libertà di movimento dei giocatori. Purtroppo non è molto intuitivo, ma è più che altro questione di abitudine. Abbastanza penalizzata è invece l’impostazione dei combattimenti, creata per dare qualche possibilità in più, come per esempio poter centrare l’avversario prendendo attentamente la mira, ma il risultato finale è alle volte un ritmo più lento di quanto non sia necessario.
   Piuttosto i nemici si rivelano fin dall’inizio agguerriti e pericolosi, il che non guasta, se non fosse che il sopracitato Wahid non si trovi quasi mai abbastanza vicino per facilitare le operazioni di salvataggio. Effetto comunque voluto per chi del salvataggio abusa.
   Altro punto non eccellente sono i puzzle disseminati lungo il percorso, non così brillanti come nei precedenti prodotti di Wanadoo, ma il gioco si gusta comunque e prima della prossima avventura rimane tutto il tempo per provvedere.

Requisiti di sistema:
Windows 98/2000/XP/ME
Processore P3 600 MHz
Sistema Direct X 9.0 compatibile
128 MB RAM
Scheda grafica GE Force III o ATI Redeon 8000
Direct sound compatible card
Lettore CD-ROM 2X

Giudizio complessivo: 7.5
Grafica: 7/8
Interfaccia: 7
Sonoro: 8
Giocabilità: 7+

Matteo F. M. Sommaruga  27-11-2003

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