BASATO SULL’OMONIMO FUMETTO CREATO DA JOHN WAGNER E CARLOS EZQUERRA, FONTE Di ispirazione per la più paradossale delle pellicole con Sylvester Stallone, Judge Dredd è uno sparatutto in prima persona immerso nell’incredibile atmosfera di una megalopoli futuristica, infestata da vandali, vampiri e borghesi decadenti.
Megalopoli 1, questo il nome dell’infelice conglomerato urbano, con i suoi grattaceli, le piazze e i sottopassaggi, è molto simile nell’aspetto della skyline alle città di Blade Runner e Metropolis, ma nel suo cuore è perfino più grigia e pericolosa. Da una parte le orde di cittadini privi di qualsiasi senso della decenza, oltre che di lavoro e di una fedina penale pulita, incapaci di far fruttare il tempo libero senza provocare danni a ciò che li circonda. Dall’altra una guarnigione di giudici-giustizieri, a quanto sembra l’unico potere ufficiale, autorizzati a tutto nel rispetto della legge e addestrati su un codice penale del tutto alieno dei più elementari diritti umani.
E gli sviluppatori del gioco sono riusciti a riprendere con straordinario realismo quanto appena descritto. Merito del potente Asura, che non è il mostro finale, ma il motore grafico, e dell’humour degli sceneggiatori. Se grazie al gioco di luci, oltre che alla qualità degli sfondi architettonici, viene reso il contrasto dei valori differenti che animano teppisti e poliziotti, punto di forza è essere riusciti a disseminare per la città una numerosa e variopinta popolazione.
Dal comportamento piuttosto stereotipato, come del resto è giusto che sia se si vuole rispettare la filosofia del fumetto, ma insolitamente emotiva per un videogioco. Accade così che, calati nei panni dei giustizieri di cui sopra, si ottengano reazioni diverse dai criminali a seconda del proprio modo di agire.
Perché i libertari, nella pazzesca logica del titolo, sono i cattivi, e i forcaioli, la cui parte viene affidata ai giocatori, sono i buoni. Perciò non si deve provare una gran sorpresa se nell’elenco dei nemici si trovino imbrattamuri e sciccosi, cittadini benestanti con un’insanabile odio verso l’autorità. Concetto esteso alla detenzione di criceti o pesci rossi senza autorizzazione, punibile con un mese di detenzione, o ad accendersi una sigaretta in un luogo pubblico. Il che equivale al reato di inquinamento e i mesi di galera diventano sei.
Negli abiti dei paladini della legge, ci riesce difficile chiamarla giustizia, si devono però rispettare alcune regole. Difatti al giudice viene imposto di dichiarare lo stato arresto prima di aprire il fuoco su un criminale e, una volta proceduto alla cattura, non è lecito infierire sulla preda. Bonus e penalità legati al proprio comportamento vengono immagazzinati nell’indicatore legale, che affianca la barra di salute del nostro personaggio, e il cui valore determina il punteggio accumulato alla fine di un livello. Necessario per sbloccare cheat e arene aggiuntive.
L’ambientazione, già di per se sufficiente per creare un titolo unico nel suo genere, si anima ulteriormente quando da una dimensione parallela spunta Judge Death. Un agente ben più spietato di quelli cui Megalopoli si è dovuta abituare, convinto che, essendo i crimini commessi da esseri viventi, la stessa esistenza umana costituisca un affronto alla legge. E naturalmente non gli basta ingabbiare chiunque si trovi sul suo cammino, preferisce eliminarlo togliendo dalla circolazione un possibile criminale. Come se non bastasse i principi giuridici di Death sono condivisi da Judge Fire e Judge Mortis, quest’ultimo con una testa a forma di cavallo e un infallibile tocco putrificante, e da un’orda interminabile di accoliti.
Divisi gerarchicamente in discepoli, guardiani e sacerdoti, per ordine di fanatismo e pericolosità. Infine, e con questo concludiamo tralasciando di immaginare cosa possa comparire in un eventuale sequel, Megalopoli è infestata da schiere di vampiri, non-morti e dalla presenza di un certo professor Dick Icarus, inventore di un siero in grado di riportare in vita animali domestici e, con tutta probabilità, anche esseri umani. Ci fermiamo qui.
Il risultato è difatti una miscela esplosiva di sangue, azione e, a patto di non riuscire a prendere seriamente quanto detto, humour noir. Il tutto, come si è detto, reso benissimo dal motore grafico e giustificato in maniera del tutto plausibile nella splendida sceneggiatura che accompagna la modalità storia. Per singolo giocatore, ma estendibile anche a un secondo agente umano, in cooperazione con schermo condiviso. Una soltanto della decina di modalità selezionabile per gli scontri multiplayer.
Opzioni senz’altro rese possibile dall’eccentrica struttura dell’ambientazione di gioco. Si pensi ad esempio a rivestire i panni di Judge Dredd, braccato da un nugolo di criminali, interpretati dagli avversari umani. Il giocatore che riesce ad aver la meglio sul giudice ne assume il ruolo. E così, come in uno dei vecchi giochi da cortile, fino che allo scadere del tempo non vince chi ha accumulato il maggior numero di punti. Di buon livello anche il sonoro, discreta l’interfaccia, molto classica, ma adeguata al numero di azioni disponibili. Un consiglio è di munirsi di una buona scheda grafica, con quanta più memoria possibile, perché il sistema la sfrutterà tutta. Il titolo è pubblicato da Sierra e distribuito da Vivendi.
Giudizio complessivo: 8/9
Grafica: 8.5
Interfaccia: 7.5
Sonoro: 8
Giocabilità: 9
Requisiti di sistema
Sistema Operativo Windows 98/ME/2000/XP
Processore Pentium III o Athlon 700 MHz 128 MB di RAM
1.3 GB di Spazio su HDD
32 MB DirectX 9 scheda grafica compatibile
directX 9 compatibile scheda audio 16 bit
Matteo F. M. Sommaruga 17-11-2003