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CONTRACT J.A.C.K.
Un discreto, ma deludente prequel delle avventure della più glamour delle spie inglesi
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UNO SPARATUTTO IN PRIMA PERSONA DAL RITMO SOSTENUTO E DAI TONI CUPI, Contract J.A.C.K. è un titolo discreto che, pur appoggiandosi a un motore grafico di alto livello, delude le aspettative di parte del pubblico. Quella parte che ha accolto la serie di No One Lives Forever come un cult e si è ora trovata di fronte un videogioco di per se non brutto, ma privato di quei tratti così peculiari che hanno garantito il successo agli episodi precedenti.
   Ovvero uno splendido e ben equilibrato mix di azione e glamour, avventura e sense of humour, all’interno della lotta per le informazioni nell’epoca della guerra fredda. L’atmosfera è in questo caso decisamente più cupa, nelle diverse missioni di cui si compone il gioco l’aspetto tattico viene del tutto trascurato e i fantastici gadget della splendida Cate Archer, avatar di una top model israeliana del mondo reale, sono del tutto scomparsi. Portando via con se il brio di un gioco capace di fondere le pellicole di James Bond con il glamour di Austin Power.
   Lo stesso commento musicale abbandona le note della musica beat per immergere il giocatore in un frenetico duello contro le orde del male. Evidentemente animate da un’intelligenza artificiale simile a quella adottata dagli omini verdi di Space Inveders. Fin dalla scena di apertura, i nemici, nelle loro molteplici forme, si avventano infatti sullo sfortunato eroe del gioco con la stessa determinazione di un kamikaze giapponese. E, come i soldati nipponici nei film di guerra made in Hollywood, si accasciano al suolo decine alla volta. Eppure il motore grafico, anche senza introdurre sostanziali novità, è decisamente di buon livello. Apprezzabile soprattutto quando si dispone di un sistema adeguato e risulta possibile impostare la massima risoluzione disponibile. A quel punto, nei rari momenti di pausa, è bene soffermarsi sui tanti dettagli degli arredi e perfino della tapezzeria degli interni.
   Nello stile che riprende gli anni ’60 con una certa cura, anche se, nell’insieme delle missioni, sono pochi i dettagli in grado di comunicare la sensazione di trovarsi in un preciso periodo storico. Se non fosse per la trama, dove il protagonista, un killer a contratto, si trova assoldato da Dimitri Volkov, il sanguinario boss della H.A.R.M. La H.A.R:M. è l’organizzazione criminale contro cui si batte l’agente Archer in No One Lives Forever, ma una volta tanto è passata nel rango dei buoni. Più che altro perché vi sono dei cattivi ancora più cattivi.
   Gli agenti sovietici, ma soprattutto un temibile gruppo criminale italiano, dotato di Vespe corazzate armate di cannoni e perfino di una base spaziale orbitante intorno alla Terra. Da cui, i riferimenti al Moonraker di Ian Fleming sono evidentissimi, il pazzo criminale e megalomane di turno pone per l’ennesima volta l’umanità sull’orlo del baratro. Seguirà uno splendido duello nello spazio a colpi di fucili laser e altre armi futuristiche. Un episodio ben disegnato, in grado di riabilitare l’intero gioco, altrimenti piuttosto banale e scialbo. Naturalmente se confrontato con gli splendidi episodi della serie di appartenenza. Altrimenti risulterebbe un prodotto più che discreto, ma dal carattere non sufficientemente accentuato. Ben gestite le opzioni in multiplayer, anche se limitate.
   Ottimo invece il manuale a corredo, reperibile smanettando qua e là fra le directory di installazione, per la creazione di mod aggiuntivi. Un testo chiaro e molto scorrevole, che apre all’hard core gamer la possibilità di sfruttare appieno le capacità dei tool di sviluppo inclusi.

Genere: FPS
Sviluppatore: Monolith
Publisher: Sierra
Distributore: Fox Entertainment
Giudizio complessivo: 7.5
Interfaccia: 7.5
Grafica: 7/8
Sonoro: 7.5
Giocabilità: 7/8

Requisiti di sistema:
Pentium III 733 Mhz o equivalente
128 MB (256 MB per Windows XP) RAM
Scheda video con 32 MB e T & L hardware
Scheda audio con 16-bit compatibile con DirectX 8
CD-ROM 4x o DVD
2.0 GB di spazio su HD
DirectX 8.1 o superiori

Matteo F. M. Sommaruga  20-01-2004

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