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L'industria dello sport nel mirino della Commissione UE
Secondo la Commissione di Romano Prodi, troppi soldi ed il doping rischiano di rovinare lo sport in Europa
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LA LOGICA COMMERCIALE ORMAI DOMINANTE, LE CIFRE ASTRONOMICHE CHE OGNI HANNO VENGONO INVESTITE in sponsorizzazioni e diritti televisivi e la direzione nella quale si sta evolvendo lo sport in Europa sono finiti nel mirino della Commissione UE che nella Comunicazione (Com 1999/644) al Consiglio Europeo, si mostra preoccupata per il futuro del mondo sportivo e per la funzione educativa che sin dall'antichità lo sport ha avuto nella società.
   Già il titolo della Comunicazione "Nell'ottica della salvaguardia delle strutture sportive attuali e del mantenimento della funzione sociale dello sport nel quadro comunitario" lascia ben poco spazio all'immaginazione circa la dura posizione assunta dalla UE nei confronti degli Stati membri e dei "Signori dello Sport e della televisione".
   In sintesi, nelle oltre 20 pagine che costituiscono il testo del documento Comunitario adottato dalla Commissione il 10 dicembre scorso i rappresentanti degli Stati membri presieduti da Romano Prodi all'esito di una lunga ed articolata attività di indagine sottolineano come l'attività sportiva, nell'Unione Europea, sia ormai divenuta un affare da miliardi di Euro all'anno che spinge sempre di più i club sportivi e le società - soprattutto quelle calcistiche- a sacrificare la funzione sociale e ludica dello sport a vantaggio dell'aspetto commerciale.
   In altre parole, dunque, secondo la Commissione, lo sport, in Europa, si avvia a divenire una vera e propria industria che consente, ai soliti noti, di fatturare cifre da capogiro attraverso le vendite dei diritti televisivi -in chiaro e via cavo- e attraverso le sponsorizzazioni.
   Durissima è poi la denuncia della Commissione delle conseguenze perverse che questa logica commerciale produrrebbe nel mondo sportivo. Infatti, sempre a stando a quanto si legge nel testo della Comunicazione, la necessità di inseguire la vittoria ad ogni costo al fine di aggiudicarsi - direttamente ed indirettamente- corrispettivi miliardari, spingerebbe club, società e sportivi ad una tacita legittimazione del fenomeno doping.
   Per invertire tale pericolosa linea evolutiva la Commissione propone alle altre istituzioni comunitarie ed ai Paesi Unionisti (la Comunicazione non ha alcuna efficacia vincolante) di "valorizzare il ruolo educativo dello sport" e "lottare insieme contro il fenomeno del doping".

Guido Scorza  13 gennaio 2000

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