I NUMERI PARLANO DA SOLI, LA GIUSTIZIA CIVILE (non che il discorso per quella penale sia diverso!) nel nostro Paese è in crisi: più di tre milioni e mezzo di cause pendenti e, in media, 4 anni perché un cittadino possa ricevere "giustizia" in primo grado, altri 2 per il secondo e, spesso, altrettanti per ottenere una sentenza definitiva.
Il legislatore, negli ultimi anni, ha tentato ogni strada possibile: la riforma del processo civile, una miriade di leggi e leggine nate allo scopo di accelerare i tempi dei giudizi e che, invece, hanno finito con il complicarne l'iter, il giudice Unico, il Giudice Onorario Aggregato le Sezioni stralcio e all'orizzonte una controriforma... ma, sino a questo momento, nulla da fare.
Adesso (in realtà se ne parla ormai da oltre dieci anni) sembra finalmente arrivato il momento di impiegare le nuove tecnologie anche per accelerare i tempi della giustizia: il sogno del "processo telematico" si avvicina o, almeno, così sembra.
Per ora, quello che sarà presentato a Bologna il prossimo 27 e 28 novembre è solo un progetto pilota -per il quale tuttavia il Ministero di Grazia e Giustizia ha già stanziato oltre un miliardo- ma sembra ambizioso.
Polis gestirà in maniera integralmente automatizzata tutti i servizi di cancelleria, consentirà di ordinare le copie degli atti del giudizio per via telematica e di avere, sempre via computer, il calendario delle udienze costantemente aggiornato.
Indipendentemente da come andrà a finire, per il momento non si può che salutare con grande soddisfazione il primo vero progetto di "informatica giudiziaria" dopo oltre 20 anni di parole e fiumi di inchiostro spesi sull'argomento.
Guido Scorza 25 novembre 1999