"DETENUTO ROSSI, CI SONO VISITE PER TE!"
Questa frase sulla quale sino a ieri, si sono concentrate le ansie e le speranze delle migliaia di detenuti italiani, verrà presto sostituita da quella di analogo tenore ma, ben più intenso significato: "Detenuto Rossi, c'è sesso per te".
A seguito della modifica dell'attuale art. 61 del regolamento carcerario, infatti, ben presto, le sbarre delle carceri italiane -così come accaduto già da tempo, in altri Paesi europei (per la verità, non molti o, almeno, non quanti una certa parte della stampa ha dato ad intendere nei giorni scorsi) - si piegheranno all'amore, all'affettività ed al sesso.
Il nuovo testo dell'art. 61, prevede tre diversi livelli di trattamento: un primo colloquio sotto rigida sorveglianza, un secondo incontro - questa volta di qualche ora - nel corso del quale i detenuti potranno incontrare i propri parteners, scambiare quattro chiacchiere e pranzare assieme, il tutto, sotto lo sguardo vigile della sorveglianza ma, lontani, da "orecchie indiscrete" e, infine, l'ultimo incontro, quello più atteso: 24 ore, lontani da occhi ed orecchie indiscrete, da trascorrere insieme al proprio partner nelle c.d. "unità abitative", piccole camere d'albergo ricavate all'interno delle strutture carcerarie, luogo dove, finalmente, anche i detenuti potranno vivere -in maniera completa- le proprie passioni.
Ma, il vero cuore della riforma, al di là delle note di colore, è certamente rappresentato dalla circostanza che tale trattamento, non costituirà un premio ma, più semplicemente un momento imprescindibile dell'opera di recupero e rieducazione cui la detenzione dovrebbe, almeno astrattamente tendere.
Infatti, nel regolamento, si parla espressamente di un insopprimibile elemento di "mantenimento di relazioni naturali fondamentali nella vita" del detenuto.
Pur senza voler prender parte alle accese polemiche -in realtà più politiche che non giuridiche o sociologiche come forse ci sarebbe stato da attendersi- già scoppiate su quello che è stato definito "il caso delle prigioni a luci rosse", occorre certamente riconoscere che la riforma dell'art. 61 del regolamento carcerario, rappresenta, almeno nelle sue intenzioni, un indiscutibile passo avanti nell'opera di "civilizzazione delle strutture carcerarie italiane" e, da un punto di vista strettamente giuridico, un momento importante verso l'attuazione dei principi costituzionali in materia di libertà personali.
Guido Scorza 30 settembre 1998