QUANDO TI SI AVVICINA CORPULENTO E MASSICCIO, CON LA BELLA RISATA GRASSA E CONTAGIOSA E LE MANONE che vorrebbero darti una pacca affettuosa e invece ti fanno vacillare di qualche centimetro, pensi subito "Il solito americano!". Poi inizia a parlare l'inconfondibile dialetto siculo di Brooklyn e ti accorgi di quanta Italia ci sia in questo simpatico omone di settant'anni ben portati che è indiscutibilmente uno dei pilastri della Marvel Comics.
È inevitabile partire dalle sue origini siciliane: quanto l'hanno influenzata nella vita?
Io sono nato in America da padre siciliano e in casa vivevamo come fossimo in Italia. Lui parlava sempre italiano, tutte le famiglie che vivevano intorno a noi erano italiane... Quando ho cominciato a viaggiare e sono venuto per la prima volta nel vostro Paese, circa ventidue anni fa, è stato come tornare a casa. Tutto mi era familiare: la lingua, il cibo... Ogni volta che vengo qui mi trovo sempre subito a mio agio.
Influenze nella sua arte?
Una certa influenza dall'arte italiana l'ho avuta da ragazzo, quando copiavo dai libri le opere di Michelangelo. Questo mi ha aiutato davvero tanto, ma se parliamo di fumetti, niente, proprio niente. Quelli italiani sono troppo diversi da quelli americani. In Italia non esistono i supereroi e in quelli americani c'è troppa violenza. Hanno provato ad importare i fumetti italiani ma non li compra nessuno proprio per questi motivi.
Lei lavora da più di cinquant'anni alla Marvel. Cos'è cambiato in meglio o in peggio?
(ride) Della mia generazione fanno parte artisti come John Romita, Jack Kirby, Gene Colan... Questi per me sono i numeri uno. I ragazzi di oggi, come Jim Lee o Todd McFarlane, sono niente. Lo può scrivere tranquillamente, tanto io gliel'ho già detto in faccia. Sono niente. Eppure sono popolari, fanno molti soldi...
Perché non le piacciono?
Perché non sono artisti. Non conoscono la tecnica, le figure, le sequenze, non sanno come si fa una storia, non conoscono niente.
Ma allora, secondo lei, perché hanno successo?
Perché buona parte di quelli che comprano i fumetti sono degli ignoranti (ride)!
Lei ha sempre ammesso che il suo personaggio preferito è Conan. Ma c'è un supereroe che proprio non le piace e che per obblighi di lavoro è stato costretto a disegnare?
Oh, sì: l'Uomo Ragno.
Come mai?
Perché è ridicolo. Il costume è ridicolo, le storie sono ridicole... Non mi piace per niente (ride)!
Quattro anni fa lei aveva annunciato il suo "ritiro dalle scene". Poi però ha ripreso, anche se sporadicamente, a disegnare. Vuol dire che si è pentito di essere andato in pensione?
Io ho smesso di lavorare a tempo pieno nel '96. Prima di allora disegnavo dai due ai tre fumetti al mese. Poi per due anni non ho fatto nulla, finché nel '98 un mio amico italiano mi ha chiesto di realizzare una storia breve. Ho detto "Ok, questa e poi basta". Quando però è arrivato l'assegno a casa, ho guardato mia moglie e le ho detto "E se con questi soldi ce ne andassimo in Italia?". Da allora, faccio due o tre fumetti l'anno solo per potermi permettere di venire in vacanza qui da voi.
Angelo Surrusca 09 marzo 2000