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TRA LE TENDENZE PIÙ RECENTI DELLA NUOVA CULTURA GIAPPONESE, IL GENERE PSYCHO HORROR ha suscitato un notevole interesse in tutta l’Asia. Se tra i romanzieri Koji Suzuki e Yoshikazu Takeuchi si sono ritagliati uno spazio importante, e in campo cinematografico “Cure” di Kiyoshi Kurosawa e “The Ring” di Hide Nakata hanno tracciato la strada a incubi realmente angoscianti, il mondo del fumetto ha prodotto il talento visionario e magistralmente eccessivo di Suehiro Maruo, autore di culto per i lettori nipponici che per il suo stile efferato e grandguignolesco è stato definito dal critico francese Thierry Groensteen il De Sade dei manga. “Il vampiro che ride”, distribuito dalla Coconino Press, è visivamente un capolavoro: i disegni sono maniacalmente dettagliati, incorniciati in inquadrature definitive e perfette che sembrano sospendere la tavola in un tempo rallentato e inquietante, dove il contrasto tra il bianco e il nero dà vita ad una dimensione tragica. La storia della donna vampiro che terrorizza il microuniverso di una scuola media seminando un’inestinguibile sete di sangue e morte è raccontata in modo lineare ma potente, con intermezzi shockanti che si rivelano improvvisi in una trama che pagina dopo pagina restituisce gli angoli bui di una società, quella giapponese, terribile nei suoi orrori meno conosciuti. Un’opera che fa paura, difficile da leggere senza distogliere lo sguardo per lo sdegno-stupore provocato da certe tavole. In assoluto uno dei migliori manga arrivati in Italia. Impossibile da cancellare dalla memoria degli occhi. Suehiro Maruo, Il Vampiro che ride, Coconino Press, £.20.000
Giovanni Scalambra 10-10-2000
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