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INCONTRO CON MASSIMO BONFATTI
I sogni, le passioni e i progetti del disegnatore di Leo Pulp
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Nizzi e Bonfatti alle prese con Leo Pulp trucco!

Com'è nato Leo Pulp?
   Leo Pulp è nato in modo quasi casuale, come uno dei tanti numeri possibili della collana "I grandi comici del fumetto". Mentre eravamo impegnati nella produzione -che è durata decisamente molto, quasi 3 anni- l'editore ha deciso di interrompere l'uscita annuale della collana, forse per la scarsa vendita degli ultimi numeri o perché chissà quali altri motivi, ed è stato allora che Nizzi mi ha chiesto di proporre a Bonelli di trasformare Leo Pulp in una serie, visto che a lui piaceva già come lo stavo realizzando.
   Hanno accettato, ma io ho voluto continuare a farlo a colori, anche se probabilmente il bianco e nero avrebbe permesso di stamparne più copie e forse di pagare meglio me, visto che eravamo già a metà con la colorazione e il lavoro di Cesare Buffagni era eccellente. La colorazione, più che ricreare l'atmosfera dei film degli Anni Quaranta, vuole riprendere le illustrazioni di quel periodo, le copertine dei romanzi pulp, le locandine cinematografiche. Poi era nato così, e non volevo neppure perdere il riferimento con la collana precedente, che aveva annoverato nomi del calibro di Bonvi, Jacovitti e Cavazzano, e naturalmente l'accostamento con questi nomi era per me un onore. Varie volte mi sono anche sentito dire che avrei potuto semplificare i disegni, gli sfondi, limitare le ricerche, osservazioni che in parte condivido, ma io ho sempre pensato che Leo Pulp potesse diventare una specie di punta di diamante della casa editrice o che almeno non potesse sfigurare.
   Intendiamoci, il format Bonelli in Italia va tantissimo, ma non funziona dovunque, e anche se adesso stanno facendo degli esperimenti interessanti, all'estero è difficile venderlo come in Italia. Io ho cercato di dargli un taglio diverso, alla francese, più europeo o, come nell'avanguardia statunitense, curato nella grafica e nel colore, e spero che venga apprezzato anche oltre confine.

Perché hanno pensato a te per dare vita a Leo Pulp?
   Me lo chiedo anch'io… In casa Bonelli avevano già disegnatori ottimi per fare storie umoristiche - sto parlando di Corrado Mastantuono e Luigi Simeoni - ma perché erano già impegnati in altre produzioni hanno puntato su di me. Oppure il fatto che io e Nizzi siamo entrambi di Modena può aver influito. Lui apprezzava alcuni lavori che avevo fatto per Comix, e anche se da subito ho cambiato l'impostazione grafica che aveva dato alla serie (voleva un disegno più veloce, meno curato e dettagliato), ha poi approvato la mia scelta.


Un angolo della Los Angeles Anni Quaranta trucco!       Per ricreare l'atmosfera degli Anni Quaranta hollywoodiani ti sei documentato?
   Molto, e mi ha fatto anche bene. Soprattutto perché si è rivelato un'ottima scusa per non lavorare, dal momento che ero talmente angosciato per questo impegno che preferivo passare le giornate in biblioteca a cercare materiale, piuttosto che stare in studio a disegnare.
   Prima di affrontare la storia ho passato parecchio tempo a documentarmi, ma è anche il mio metodo per "caricare la molla". Continuo anche ora a fare ricerche, perché sono soddisfatto ma non al 100% dell'albo. Penso che se riuscissi a creare le condizioni per l'impostazione della serie (anche se per scaramanzia e modestia non dovrei dirlo), probabilmente il secondo albo riuscirebbe meglio. I lettori più attenti lo noteranno, dalle prime pagine alle ultime ci sono grosse differenze, anche nel personaggio stesso di Leo Pulp. Mentre colorava le tavole Cesare Buffagni spesso mi telefonava sghignazzando perché trovava cose strane e assurde che avevo disegnato, e che poi non ho voluto cambiare proprio per far vedere che c'era stata un'evoluzione. Una volta mi chiamò dicendomi che, righello alla mano, aveva misurato la testa di Leo Pulp rispetto al corpo, ed avevano le stesse misure… Probabilmente mi era scappata la mano pupazzettistica alla Cattivik…
   Anche gli errori possono essere divertenti. Nizzi mi diceva che Decio Canzio, il supervisore della Bonelli, si divertiva a scovare tutti gli errori nelle scritte in americano, nei segnali stradali, nelle insegne dei negozi di Leo Pulp… e ne ha trovati parecchi.

Hai apportato molti cambiamenti sul personaggio?
   Ho rispettato moltissimi quello che Nizzi che mi ha indicato. All'inizio era stato molto generico nel tratteggiare il personaggio: ho fatto allora una serie di schizzi, e il primo era totalmente diverso, più underground, cinico, cattivo, maledetto, ma visto che volevamo fare un fumetto popolare, che potesse essere letto da molta gente, abbiamo scelto quasi d'istinto di puntare su un personaggio classico , un antieroe a cui ci si potesse però affezionare.
   Penso di aver creato un tipo di americano che non è stato molto usato, un viso secco e legnoso ma con una sua eleganza "vissuta". Sono soddisfatto della faccia che gli ho messo. Il naso inizialmente era a punta, ma il naso rotondo favorisce i tentativi di seduzione delle fan e delle dive del cinema: su un naso rotondo un bacione di rossetto si vede meglio, come anche i cerotti e le cicatrici! Dopotutto è il suo destino vivere queste storie tra il glamour delle pin up e la brutalità dei gangster.
   Una caratteristica che Nizzi gli ha imposto è quella di fare recitare poco il personaggio: Leo non ha una mimica esplicita ne di faccia ne di corpo… Questo inizialmente mi lasciava un po' perplesso, ma alla fine mi ha convinto. E' molto efficace perché permette agli altri personaggi di emergere, creando sottili dinamiche narrative a cui non ero abituato. Richiama molto il cinema, la recitazione e anche gli Anni Quaranta, nel senso di un modo di muoversi più contenuto.
   Quando ad esempio ha la pupa tra le ginocchia, seduto sul divano, Leo continua a rimanere impassibile con le mani sulle ginocchia, ma le pieghe ai lati della bocca e la leggera espressione degli occhi, fanno trasparire benissimo il suo reale stato d'animo. E questo è molto più buffo secondo me rispetto ad un'immagine di lui tutto sudato o ansimante, anche se molto più difficile da realizzare. In certe situazioni ci si può anche lasciare andare ad effetti da cartone animato: ci sono scene in cui è inseguito dagli alani o prende botte dai malavitosi, e lì finisce accartocciato come Silvestro nei cartoon.

Parlaci della storia del primo albo.
   Racconta la scomparsa di una donna, Amanda Cross, e di un giovane scrittore. Leo parte alla ricerca di questa misteriosa Amanda Cross, immergendosi in intrighi hollywoodiani e malavita di Los Angeles, fino al colpo di scena finale, naturalmente inaspettato. La costruzione della storia è tipica del giallo, con elementi che possono fornire la chiave del mistero prima ancora che l'albo sia finito. In mezzo piccole storie marginali, l'amorazzo con la prosperosa donna che gestisce il bar e l'atmosfera nostalgica dell'hard boiled in chiave ironica.


Massimo Bonfatti a Stradanove trucco!       Sei già al lavoro sul numero due?
   Claudio ha già scritto una seconda sceneggiatura. Ieri glie l'ho riportata per alcune modifiche che lui vuole apporre. Per ora aspetto a metterci mano perché prima voglio vedere come va quest'albo - se non dovesse aver un buon riscontro mi butterei su qualcos'altro. Ho un sacco di lavoro su Cattivik da portare avanti e anche alcuni progetti miei.

Leo Pulp è davvero un abile investigatore?
   Il suo cervello funziona tutto sommato… Certo, prende spesso delle cantonate enormi… Diciamo che nell'arco dell'indagine fa tutti gli errori possibili, e per eliminazione arriva alla soluzione. Questo è molto rischioso, naturalmente, e spesso ci rimette fisicamente. Sono anzi intenzionato a sottolineare nelle prossime storie il dolore sul corpo di Leo, forse per far uscire la mia natura sadica. Voglio che si veda che soffre: è un duro e deve saper soffrire.

Qual è stato l'apporto di Cesare Buffagni?
   
È più di un colorista e sono sicuro potrà darmi una mano anche per realizzare le prossime storie. Collabora con me da anni sulle avventure di Cattivik e ha già disegnato e inchiostrato delle storie tutte sue. Nel caso Leo Pulp diventi una serie, non escludo che il personaggio possa essere preso in mano anche da altri autori, a patto che io possa sceglierli assieme a Nizzi, oppure prepararli personalmente, se sono giovani, a continuarlo con il mio stile. Il numero 1 l'ho infatti voluto realizzare totalmente io, dal lettering alle illustrazioni, per dare un'impronta stilistica ben precisa.


Un autore o un fumetto che apprezzi.
   Sono tanti gli autori che apprezzo e a cui devo molto. Per quanto riguarda gli autori umoristici posso dire ad esempio di essere un ammiratore di Leo Ortolani e di Ratman. Penso che sia ormai un talento rivelato per tutti. Quando lo conobbi, molto tempo fa, avrei scommesso subito sulle sue capacità. Era evidente sin da allora la geniale capacità di scrivere cose che non facevano solamente sorridere, ma ridere.
   Così su due piedi non saprei dirti quale altro fumetto oggi mi faccia altrettanto divertire. Ha una capacità di gestire espressività dei personaggi e ritmi di lettura perfetti, oltre ad una fantasia intuitiva unica che gli consente di gestire un flusso continuo di idee. Cosa che io faccio molta fatica a fare… Penso ci sia molto da imparare da uno come Leo (Ortolani, non Pulp…).


La scassatissima macchina di Leo trucco!       Una considerazione finale…
   A mio parere questa è la più bella produzione della Bonelli degli ultimi 10 anni. Se questo personaggio fallisce, è probabile che Bonelli per almeno un decennio non pubblichi più niente di umoristico: io e Nizzi abbiamo accettato la sfida di convincerlo, pur sapendo che non era incoraggiato da precedenti positivi ad investire su questo tipo di fumetto, e questo sarebbe un vero peccato perché in Italia gli editori in gamba sono pochi, mentre gli autori di fumetti umoristici validi sono molti, soprattutto tenendo conto della diversità di stile e della creatività. Non sono certo tra quelli che pensano che il fumetto sia agli sgoccioli, al contrario sono convinto che, da vero medium bastardo qual è, possa avere un grande futuro, anche grazie a tutto ciò che in questi anni pare averlo soppiantato. Lo sviluppo informatico, ad esempio, credo sarà in futuro un fortissimo veicolo promozionale e non solo, per tutti gli autori capaci di creare un prodotto qualitativamente alto.
   Il vero e unico problema è sempre lo stesso: la capacità degli autori di dare il massimo in ciò che fanno coniugata con la capacità degli editori di mettere gli autori in condizione di farlo, il resto è commercio e per questo ci sono i ragionieri. Eppure troppo spesso mi trovo a constatare che ancora vige la vecchia logica del padrone e dell'operaio, o ancora peggio il pregiudizio secondo il quale si dovrebbe ringraziare il cielo per il solo fatto di avere il lavoro. Io faccio fumetti dall'età di 15 anni. Di lavoro ne ho avuto sin troppo.
   Sono perfezionista ma anche pigro e dispersivo, quindi non mi resta che puntare sulla qualità del lavoro che faccio oppure dedicarmi all'ozio e alla contemplazione. Non ho ansie né illusioni rispetto alla riuscita di questo fumetto perché sono già appagato dal semplice fatto di averlo realizzato. Posso solo dire che, comunque vada, (per me) è già un successo!

Giovanni Scalambra  23-05-2001

trucco! - Leo Pulp

- In regalo tre tavole da scaricare!
(copyright Bonfatti/Nizzi/Bonelli)

- Leo e le donne
- Leo investiga!
- Sulle strade di Los Angeles

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