GIOVANI AMERICANI ALLE PRESE CON DECISIONI FONDAMENTALI E SCELTE CHE NON POTRANNO ESSERE INDOLORI, INDIVIDUI NORMALI, emozionabili, sinceri, che sfogano nel dialogo, nella confidenza ad un amico o in una rapida fuga dal quotidiano l’ansia del domani. Non c’è però pessimismo nelle loro paure, non si respira quell’atmosfera malinconica e nostalgica che potrebbe trasformare le loro vicende in sofferti diari autobiografici: sono persone che si muovono e parlano senza forzature “alla moda” o stereotipi giovanilistici, felici di vivere il presente nonostante l’incertezza potrebbe gettarle nello sconforto, desiderose di mettersi in gioco e dare una svolta alla loro esistenza.
L’umanità che la disegnatrice americana Jessica Abel rappresenta in “Artbabe” conserva nelle sue ambizioni e speranze un sincero alone di naturalezza che, pur rendendola vicina ad archetipi classici e più grandi, la trasporta in un universo quotidiano che risulta facilmente riconoscibile.
Le trame delle storie sono semplici, senza grossi scossoni che trascinino il lettore verso colpi di scena inaspettati o sconvolgimenti narrativi: all’autrice interessa accompagnare i personaggi sino al bivio, e provare a capire le loro perplessità attraverso un’introspezione e una percezione di se stessi che non deve avere alcun rigore scientifico: nessuno è giudicato o giustificato, ma solo ascoltato, e il sottolineare ogni gesto, evidenziare sguardi o tentennamenti, mezze frasi e silenzi, è fondamentale per poter scomporre la vicenda in dettagli a prima vista inutili ma in realtà decisivi.
Ben e Darcy si amano ma non riescono ad esprimere i propri sentimenti: la paura di fallire e l’incapacità di vedere al di là delle proprie insicurezze sembra guidare il loro destino. Ma c’è anche qualcos’altro: “Sento come se il vento… mi sento come… come se avessi una voragine al posto del cuore e come se il vento ci soffiasse dentro. Mi sento come se potesse accadere qualcosa, come se veramente la mia vita potesse… Insomma, se solo lo sapessi, forse potrei afferrarlo… forse potrei farlo funzionare. Che cos’è che desidero così tanto?”
Paloma è una ballerina intrappolata in una vita che non riesce a decollare, costruita su rinunce, compromessi e insoddisfazione. Sente di avere il futuro a portata di mano, ma un cambio di direzione può davvero portare in un altrove migliore? “Nina, lo so che pensi che stia solo scoraggiandomi e che le mie siano solo parole, ma non so come fartelo capire: non sto andando da nessuna parte. Il corpo di ballo di David Rowen è il massimo a cui io possa mai aspirare. Non avrò mai ruoli di primo piano… Sarà stupido ma mi sento così… stanca. Non ho la più pallida idea di che farò o per che cosa potrò provare interesse. Non ho la minima idea di che sarà di me.”
Jamal è un aspirante scrittore che spera di trovare ispirazione e successo trasferendosi a New York. Ma il possibile punto di rottura della sua vita presuppone rinunce dolorose. E tornare sui propri passi non è facile .“Che cazzo sto facendo?”. “Io… stai traslocando.” “Cazzo, è troppo tardi adesso!” “Puoi sempre ritornare”. “Ah, ah… sì, tutto pesto e con la coda tra le gambe. Certo”. “Nessuno la penserà così” “Io la penserei così”.
Helly e Lara devono scontare sulla propria pelle la difficoltà di amare lo stesso ragazzo, ma è l’amicizia, il desiderio di non ferire l’altra a minare il loro rapporto. “Perché mi hai mentito Helly? Non che me ne freghi qualcosa di quello là… non me ne importa niente! Cioè, se lo vuoi, va bene, ma mi hai mentito… insomma, non te lo soffierei anche se potessi…”.
La naturalezza dei dialoghi, la capacità di scavare nelle personalità dei personaggi sino a coglierne le peculiarità più vere sono il punto di forza di Jessica Abel, che in “Artbabe” si conferma abile esploratrice di universi familiari e quotidiani nonché splendida ritrattista.
I suoi eroi comuni possiamo essere noi, i nostri vicini di appartamento o semplicemente la coppia di amici che sta ridendo al tavolino di un bar. E una volta chiuso il libro (che offre, in appendice, anche un'esaustiva autointervista dell’autrice), ci si accorge che il passaggio dalla bidimensionalità di "Artbabe" alla tridimensionalità del reale è quasi impercettibile...
Jessica Abel, Artbabe, Black Velvet, pagg. 130, £. 18.000, Euro 9,30
http://www.artbabe.com/home.html
Giovanni Scalambra 24-07-2001