PEPE È UNO STRANIERO SENZA PERMESSO DI SOGGIORNO CHE LAVORA COME CAMERIERE NEL BAR DI JOE. UN TEMPO era un architetto, esisteva, ma oggi è oppresso da manie di persecuzione che gli impediscono di rinascere. Un'esistenza paranoica, perennemente in fuga da una verità che lo vede prigioniero della sua stessa paura di essere arrestato.
Stessi hobby, stesso Daiquiri in inverno e stesse buone maniere: Conrad e Wilcox non si sono incontrati per caso, ma l'amicizia che nasce tra i due ha i connotati della straordinarietà. Quando si deve portare a termine un lavoro, però, le implicazioni personali non contano, e il bizzarro rapporto tra Wilcox il killer e Conrad la vittima designata è destinato ad una brusca interruzione.
Raccontare la storia di Moses ha un che di già sentito, come rileggere un copione. Una fiaba che comincia dalla fine, da un brutto ricordo che diventa una recita grandiosa di esaltazione e disfatta. Moses Man era un pugile dotato, un campione del mondo con un futuro di gloria chiuso da un violento uppercut e da una bellezza bionda e irraggiungibile. La triste rentrée in un match esibizione con un lottatore di wrestling avrà un esito tragico.
Ella passa il tempo a catturare in fotografie il mondo che la circonda, immagini di storia personale in cui, curiosamente, non appare nemmeno una volta. L'innamoramento per un dottore sembra poterla strappare da un presente fatto di carta, fissatori e lucidatori attraverso cui comporre "lo specchio di sé stessa che è negli altri", ma non sempre l'amore è la cura ad ogni male.
Anche Chico è vittima di uno sfasamento amoroso per la dolce Rosa, ma il cancro che sta uccidendo suo padre s'impossessa di lui, mortificandolo nel cuore e nel corpo.
Ci sono migliaia di Joe's Bar in America, e tutti, immancabilmente, rispondono a convenzioni e regole implicite proprie di qualsiasi grande contenitore di vite. Ogni locale è un enorme palcoscenico in cui viene messa in scena una storia più o meno importante, una recita che può diventare superflua davanti alle tante schegge di realtà che trasudano dai volti scuri, dalle mani tremanti o dai movimenti scomposti delle tante comparse chiamate a posare davanti alla platea.
Munoz e Sampayo ci raccontano storie "vere", malinconiche, vicende legate all'America e a Chandler, a killer o falliti, tuffando nell'intreccio noir o giallo un'idea diversa di narrazione che prevede un concatenarsi di accadimenti dove può succedere che il protagonista venga emarginato e diventi un semplice testimone silenzioso, affacciato a finestre che introducono vite e lacrime. I disegni di Munoz sono squarci sul mondo, splendidi graffi d'inchiostro ricchi di particolari mai inutili che rendono cicche, cerotti, bicchieri e portacenere fondamentali testimonianze di un tempo che esiste, è esistito o forse esisterà.
La rivoluzione straordinaria apportata dalla coppia argentina nasce dall'introduzione del quotidiano nell'avventura seriale, che si adagia in modo caotico in tavole classiche dal taglio altamente cinematografico regalando sensazioni di forte realismo narrativo.
Munoz-Sampayo, Nel Bar, Coconino Press, pagg. 128, £. 26.000 (Euro 13,43)
Giovanni Scalambra 07-01-2002