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MATTEO CASALI HA 29 ANNI, UN'ETÀ IN CUI ANCORA NON CI SI SENTE VECCHI MA CI SI ACCORGE DI AVERE ATTORNO tanti "ragazzini" lanciati verso il successo (non è un caso se un'idea di romanzo a cui sta lavorando si intitola "Sono tutti più giovani di me"…), un talento non comune nel raccontare storie strane e gotiche e una logorrea irrefrenabile. Dopo aver realizzato alcune sceneggiature per la "defunta" Granata Press mentre lavorava come copywriter freelance in pubblicità, Casali fonda nel 1997 assieme a Giuseppe Camuncoli lo studio Innocent Victim, per il quale crea e sceneggia "Bonerest - Strani giorni", un'avventura apocalittica condotta da un affascinante protagonista senza bocca, "Quebrada", una serie sulla lotta libera messicana dove la maschera assume una valenza quasi mistica. Con Esseffe Edizioni pubblica l'anomala storia di vampiri "Silent Dance" (disegnata dal duo Grazia Lobaccaro-Alex DeAngelis) e su "Black", rivista contenitore di Coconino Press, ha recentemente pubblicato il prologo della storia realizzata con Michele Petrucci, "Ossidiana". Oltre al lavoro come sceneggiatore (attualmente sta scrivendo tre storie nuove di zecca), Matteo Casali traduce diversi fumetti per il mercato italiano (su "Vertigo Presenta" per Magic Press), canta in un gruppo musicale "incazzato", sta pianificando una carriera di scrittore ed è pronto a sbarcare in America seguendo le orme dell'amico Camuncoli. Alcuni lo definiscono il personaggio più pericoloso del fumetto italiano… io che l'ho conosciuto posso solo consigliarvi una cosa: se lo incontrate, non ditegli mai "cosa mi racconti di nuovo?"… Il cervello vispo e la logorrea di Matteo potrebbero inchiodarvi con un mare di parole per almeno tre ore!
Le origini
Il personaggio che più ha lasciato un segno nei miei primi timidi passi nel mondo del fumetto è stato sicuramente l'Uomo Ragno, anche se ho iniziato come molti coi classici Disney, col Corriere dei Piccoli e tutto quello che si trovava in edicola nella seconda metà degli Anni Settanta. La passione vera è però scattata con la scoperta dei comics anglo-americani. Ci sono stati anche Magnus (Necron lo leggevo di nascosto, infilandolo tra le pagine del succitato arrampicamuri...), Alan Ford, Lupo Alberto, un po' tutto Eureka e molti altri che ora non ricordo… Se poi devo scegliere un personaggio della Bonelli -ognuno ha il suo…- dico Zagor, forse perché era quello che più si avvicinava ad un supereroe… Sono stato fortunato perché ho avuto uno zio che amava i fumetti e me li passava regolarmente da leggere. L'allargamento di vedute c'è stato quando sono passato alla letteratura, che mi ha permesso di arrivare ad una sorta di maturità anche come lettore di fumetti.
Corsi (e ricorsi) di fumetto
Nel 1989 ho seguito un corso di introduzione al fumetto tenuto da Stefano Ricci, Otton Gabos e Francesca Ghermardi, tre persone che mi hanno dato molto in termini di motivazioni. Da quell'esperienza è nata una specie di fanzine, "Arena", dove sotto mentite spoglie ho pubblicato con uno pseudonimo (ridicolo!) le mie prime storie… E già allora si vedevano le manie che mi perseguitano ancora oggi, ossia progettare storie "infinite" senza avere la più pallida idea di quanto possano durare…
Cammo
L'anno dopo ho ripetuto il corso -tenuto questa volta da Gabos e Onofrio Catacchio- e lì ho conosciuto Cammo (Giuseppe Camuncoli): aveva 15 anni, 3 in meno di me, e già si vedeva che disegnava bene -anche se guardava molto ad autori come Jim Lee e faceva solo quel tipo di cose- e aveva una gran voglia di esprimersi. Quando il gruppo di Arena si è sciolto, gli unici che sono andati avanti siamo stati io e lui. Mentre lavoravo per la Granata Press (sotto la guida dell'art director Roberto Ghiddi) abbiamo iniziato a parlare di una possibile collaborazione, e il primo progetto a cui abbiamo tentato di dar vita -per la Marvel Italia- è stato "Visionaires", un racconto di genere supereroistico scritto insieme a Giuseppe Bazzani (ora con Innocent Victim) che probabilmente ha rappresentato il mio canto del cigno per quel tipo di storie.
La grande scelta
Nel frattempo la Granata chiudeva, e io, che avevo scritto molto per loro senza in effetti aver il tempo di veder pubblicato qualcosa, mi ero trovato molte idee da utilizzare. Sino ad allora disegnavo anche -ero anche stato selezionato per la Biennale degli artisti mediterranei di Lisbona nel 1994 per rappresentare l'Italia nel campo del fumetto-, ma quando mi sono accorto di essere arrivato ad un punto morto in cui ripetevo il mio stile senza una reale evoluzione, ho scelto di dedicarmi alla sceneggiatura. La svolta vera è stata nel 1993, quando ho conosciuto Peter Milligan a Londra: abbiamo passato una splendida serata a casa sua tra birra, cibo indiano, chiacchiere sulla Tatcher, sul Papa e (infine) sui fumetti. Prima di lasciarci mi ha regalato una sua sceneggiatura, che ho poi studiato a fondo, pagina per pagina, e da allora ho sempre applicato ai miei lavori quello che ero riuscito a recepire.
continua...
Giovanni Scalambra 20-02-2002
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- Bonerest e Quebrada
- Pilato e altre storie
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