SI SONO SPESE PAROLE SU PAROLE NEGLI ULTIMI ANNI PER CELEBRARE IL GENIO DI ANDREA PAZIENZA: hanno detto la loro intellettuali, uomini di spettacolo, scrittori e critici, costruendo pezzo dopo pezzo il puzzle gentile e commosso di un uomo ed un autore che ha segnato come pochi uno dei decenni più vivi del panorama artistico italiano.
L’ultimo omaggio in ordine di tempo al talento e alla matita felice di Andrea Pazienza arriva da Igort, suo grande amico e, come lui, artista eclettico e originale: “Andrea Pazienza era un genio, eravamo amici. Sono passati tanti anni e ho sempre rifiutato di scrivere delle cose su di lui. Non so il perché, forse per pudore o perché comunque tanti altri lo facevano. Non c’era certo bisogno del mio contributo per dire le cose che molti affermavano sul suo talento innegabile, la sua verve di uomo-ragazzo pronto a partire per la tangente appena le idee si impossessavano di lui”.
Attraverso bizzarri aneddoti (“La prima volta che lo incontrai mi inchiodò alla poltrona di vimini del suo studio in Via Emilia Est per leggermi 20 minuti di riflessioni sulla punta delle basette di Topolino che aveva vergato su un quaderno di scuola: il suo diario personale. Io strabuzzavo gli occhi pensando ‘questo è pazzo sul serio’.”) e ricordi sfocati dal dolore di una scomparsa che fa ancora male, l’autore cagliaritano ci fornisce il ritratto affettuoso di un uomo incredibile e inimitabile, un fuoriclasse vicino al quale era facile sentirsi vivi, furenti di energia e creatività.
E Igort ci presenta in 3 storie memorabili uno dei personaggi meno conosciuto di Paz, quel Francesco Stella che può vantare facce diverse e biografie spesso contraddittorie.
C’è un Francesco Stella operaio napoletano nella fabbrica di salsa del cugino Peppe, che, dopo aver incontrato in sogno il fantasma del Grande Pomodoro, decide di andare in America a portare il pelato italiano. E’ il 1936, e Francesco fa la valigia, saluta la mamma e vola a New York, dove si fa 3 anni di carcere con l’ingiusta accusa di aver punzonato una donna in un wc, e, in seguito ad un patto con una sorta di Conte Dracula dei poveri, diventa imperatore dei pomodori.
Un altro dei tanti Francesco Stella è un tenente ex maestro di tennis livornese che, assieme al caporale maggiore D’Angelo e a 2 soldati semplici, viene incaricato di guidare un blindato nel deserto marocchino per un giro di ispezione durante la guerra con gli inglesi: dopo incontri improbabili, stratagemmi eroici e al tempo stesso folli e un’esternazione involontaria dei costumi italici, Francesco Stella conclude la sua carriera militare in modo non proprio decoroso.
L’ultimo volto di Francesco Stella è quello del nipote dell’imperatore del pomodoro, nato ad Atalanta in provincia di San Pdoria il 23 maggio 1998 e destinato a segnare la storia della musica rock con 2 vendutissimi LP usciti a 32 anni di distanza l’uno dall’altro.
Nomi uguali, lineamenti e vite diverse ma sempre entusiasmanti, raccontati con piglio ironico e surreale da un Pazienza che esibisce anche nelle avventure a colori (“1936” e “F. Stella, vita e gite”) un talento naturale nel trasmettere emozioni su carta.
Il ricco volume “Francesco Stella” (edito Coconino Press) presenta, assieme a bozzetti inediti, foto, appunti e materiale di lavorazione, la versione originale restaurata (in bianco e nero, come la voleva Pazienza) del racconto picaresco “Aficionados”, una divertente chicca in cui, quando il tenente Stella si presenta con un solo carro armato a chiedere all’esercito inglese un’impossibile resa vaneggiando di ipotetici alleati nascosti tra le dune, viene naturale ripensare all’aneddoto (vero?) con protagonista un giovane Pazienza che, con una faccia tosta impensabile, nel 1976 entrava coi suoi lavori alla redazione di Linus portando una finta lettera di raccomandazione firmata da Umberto Eco.
Fantasia o leggenda? Difficile dirlo, quando il protagonista è Paz.
Andrea Pazienza, Francesco Stella, Coconino Press, Euro 14,50, pagg. 80.
Giovanni Scalambra 30-04-2002