PARTIAMO DAL PRINCIPIO (REGOLA FONDAMENTALE QUANDO SI HA A CHE FARE con un pot-pourri di avvenimenti da mettere uno vicino all’altro): Kitty era il cantante dei 2215 Fun Licker, punk band osannata dalla critica e dal pubblico, oscurata dall’improvviso avvento dei Back Door Five, una boy band di trans operati. Scaricato dalla sua etichetta e scomparso dalle classifiche, Kitty –che, meglio dirlo subito, è un gatto- rimane solo con il fedele Popbot, un enorme cyberbot da ½ tonnellata che mette a posto i suoi casini e gli copre le spalle come fosse un angelo custode.
Una strana coppia, visto che Popbot è in grado di pensare e Kitty di parlare. Per saldare i tanti debiti accumulati in mesi di dissolutezze e successo, il felino decide di ritrovare l’inventore dell’amico robotico e spillargli qualche soldo: il problema nasce dal fatto che, nonostante il private eye a cui ha affidato l’incarico goda di un’indubbia fama e di credenziali addirittura eccezionali (è Sherlock Holmes in carne e ossa), la sua lucidità –causa una sorta di irreversibile lobotomia- non è delle migliori.
Aggiungete a questo folle intreccio sedute spiritiche, occultisti con pistola, figli del diavolo (proprio lui, non un prestanome) amanti della vita, cavalieri solitari alla Clint Eastwood (ma senza cavallo) e robot in grado di incamerare l’inconscio collettivo del Terzo Reich ma destinati nei decenni successivi a diventare prima bambole di piacere, poi femministe “bullonate” consapevoli del proprio io e infine ronin vendicativi modellati sui lineamenti di Elvis, e otterrete “Popbot”, incredibile, surreale e spassoso parto del genio creativo di Ashley Wood e Sam Kieth.
Quello che poteva diventare un guazzabuglio senza capo ne coda di personaggi e situazioni bizzarre, si rivela invece una storia appassionante, ritmata da dialoghi spesso strepitosi (imperdibile il duetto tra Sherlock Holmes e l’omofobico Kitty, con l’ombra ambigua di Watson sullo sfondo) e tradotta in immagini ricche di fascino dall’australiano Wood, sorprendente nel combinare con fantasia pittura, fotografia e manipolazioni grafiche via software.
Una delle uscite più originali e piacevoli di quest’ultimo scorcio di 2002.
Ashley Wood e Sam Kieth, Popbot, Alta Fedeltà, pagg. 48, euro 9.50
Giovanni Scalambra 12-11-2002