ORESTE DEL BUONO HA INSERITO BRILLO TRA I FUMETTI DEL MILLENNIO. Tra quelle opere da conservare nella memoria, da tramandare a figli e nipoti. Forse perché il piccolo Brillo, coi suoi lineamenti dolci, col suo animo gentile, coi suoi sentimenti puri, è il testimonial ideale per diffondere il medium fumetto. O forse perché Brillo ha davvero qualcosa in più, un’anima sincera capace di oltrepassare gli anni, le mode e le generazioni.
Quando Igort lo fece nascere sul suo block notes, Brillo era un omaggio alla grazia e alle invenzioni visive dei cartoon Anni Trenta; l’arrivo sulle pagine di Linus e il cambio di rotta delle avventure che lo vedevano protagonista, lo inquadrarono sotto una nuova prospettiva: la Guerra degli Ovetti che investiva Fafifurnia aveva costretto il bambino ad indossare una divisa e impugnare un fucile. E il dolore, la perdita degli affetti e della ragione, l’insensato dialogo tra piombo e polvere da sparo, visti attraverso i suoi occhi innocenti, diventavano un monito severo, un orrore ancora più terribile.
Le sue storie, raccolte in “Brillo - Croniche di Fafifurnia”, vengono ulteriormente esaltate dal talento di Igort, che sfrutta tutte le potenzialità del colore trasformando ogni tavola in un tripudio di omaggi, richiami e virtuosismi grafici.
A una prima parte che racconta l’assurdità della guerra (che, in questo caso, sporca i sogni della favolistica Fafifurnia), ne segue una in cui l’autore rievoca, ora con tenera ironia, ora con rispetto e silenziosa devozione, i miracoli di Santa Amedista; tra le righe è evidente la dichiarazione d’affetto per Napoli, l’amata Napoli, la città che già in “5 è il numero perfetto” aveva eletto come teatro ideale in cui far muovere i suoi attori.
Brillo è un gioiello che stimola l’intelligenza del lettore.
Igort, BRILLO - Croniche di Fafifurnia, Collana Manga Fantastico, 48 pp., colori, Euro 12,00
Giovanni Scalambra 06-08-2003