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D&G. DOLCE & GABBANA? NO, DOMESTICI & GUIDOBALDI, RISPETTIVAMENTE AUTORI dei disegni e dei testi della saga fantasy Arethel. Stradanove incontra Serena Guidobaldi per una chiaccherata a base di fumetti, humour e polli. Perché la scelta del genere fantasy per parlare dell'esperienza della droga? La scelta deriva dal fatto che nella realtà quando parlavo con il ragazzo che ho chiamato Manuel in Arethel e lui mi raccontava come si sentiva, mi diceva che la droga gli aveva catturato un po' per volta tutti i sensi, fino a fargli perdere il senso della vita; che la droga non aveva senso, e il senso l'aveva solo nel momento in cui lui cedeva e si drogava. I suoi racconti mi hanno ispirato tutto il mondo fantasy che c'è dietro Arethel. Il fantasy è un genere che ti permette, per le sue peculiarità, di creare mondi paralleli e dare significato ad ogni minima parola, personaggio e situazione che viene inserita nella storia. Io amo particolarmente il fantasy umoristico, alla Terry Pratchett e le storie fantastiche alla Benni, dove qualsiasi situazione, anche la più dolorosa, ha comunque la possibilità di essere narrata con leggerezza. Anche nel romanzo che fa da seguito e totale conclusione di Arethel "Sotterra il mio cuore", e che ha moltissime parti nella realtà (molte di più delle incursioni presenti nella saga a fumetti) cerco comunque aiuto nel mondo fantasy e nella leggerezza dei suoi personaggi per raccontare la storia di chi, dopo la morte del protagonista, è rimasto.
Un'altra scelta interessante, rispetto ai modi tradizionali di parlare di droga, è quella di optare per un tono leggero e una linea grafica quasi disneyana. Perché? Il tono leggero deriva dal fatto che adoro l'umorismo, e cosa penso dell'umorismo è scritto anche in Arethel. Senza il senso dell'umorismo credo che sia veramente difficile affrontare i momenti più duri della vita. Quando non si ride, nel senso che quando ci si prende troppo sul serio, quando non si riesce a vedere oltre (a vedere il rovescio della medaglia) nelle situazioni e quando si smette di ridere, allora prende il sopravvento la tristezza e la depressione. Ed è tutto più terribile. Avere senso dell'umorismo e saper ridere anche nella difficoltà e nel dolore non significa essere felici, ma credo che ogni situazione, anche la più dolorosa, nasconda un suo risvolto positivo. Graficamente, Domestici ha uno stile umoristico che personalmente io adoro, proprio perché è un disegno che "non si prende sul serio" e che secondo me rende moltissimo - graficamente - come ambientazioni, caratterizzazioni dei personaggi ed espressioni, impostazioni della tavola. Insomma, sono innamorata di Domestici e non solo per come disegna (infatti me lo sono sposato!!!) Tu dici disneyano, credo che tu ti riferisca alle più recenti produzioni tipo Witch (nei fumetti). Arethel è uscito per la prima volta nel 1997, molto prima di Witch, ma già uno stile simile Domestici lo aveva adottato nel 1993 con Arthur King (seriale per l'edicola uscito fino al 1996). Più che disneyano, Domestici ha uno stile umoristico che deve moltissimo, invece, a quel grande che è stato Jacovitti e che Andrea ricorda sempre come suo maestro. Arethel è ricco di citazioni, tanto nei testi quanto nei disegni. Quali sono stati punti di riferimento più importanti? In Arethel ci sono i quadri che più mi hanno impressionato (come il famosissimo Urlo o le atmosfere rarefatte di De Chirico, o la madre Morta di Schiele, che è così angosciante), così come c'e un omaggio a Modigliani, che adoro come artista e la cui vita mi ha sempre molto commosso; ho voluto metterli perché fanno parte del bagaglio di immagini che hai nella mente e che rappresentano perfettamente gli stati d'animo, non c'è bisogno di inventare altro: sono quelle immagini e nient'altro. L'arte, per me soprattutto la pittura, è qualcosa che ti entra dentro e fa parte poi, per sempre, delle tue emozioni e delle tue visioni. A volte gli omaggi sono nascosti, a volte sono palesi: in Arethel ho chiesto ad Andrea che fossero palesi, perché mentre scrivevo la storia e la raccontavo, quelle immagini non me le andavo a cercare ma mi venivano davanti agli occhi naturalmente.
Qual è il rapporto tra sceneggiatore e disegnatore di un fumetto durante la genesi di una storia? Posso darti solo una visione parziale della genesi di una storia nel senso che lavoro come sceneggiatrice esclusivamente in coppia con Andrea quindi non so proprio bene come funziona la cosa lavorando con un disegnatore "esterno"; infatti, lavorando insieme tutti i giorni e tutto il giorno noi parliamo moltissimo. La sceneggiatura che scrivo ha pochissime indicazioni, solo le battute dei personaggi. Ogni indicazione di ambientazione, o per la caratterizzazione dei personaggi è data a voce, e una idea - prima di diventare una storia - viene discussa molto, magari facendo colazione, o cenando, mentre guardiamo la tv... insomma, l'idea comincia a diventare parte del vissuto e quando ci cominci a lavorare sul serio sembra di non avere fatto altro nella vita che lavorare su quella storia; vivendo insieme, i punti di riferimento sono comuni, così come le esperienze, i punti di vista. Questo continuo scambio è molto divertente e aiuta anche a conoscersi bene e a far aumentare l'affiatamento. In fase di definizione, poi Andrea mi dà pareri su quello che scrivo e magari io gli chiedo di cambiare qualcosa nella tavola... insomma, non la finiamo mai di scambiarci continuamente idee.
Le graphic novel per adulti in Italia sono ancora un genere di nicchia. Come spieghi questo disinteresse? Più che disinteresse credo sia una certa desuetudine alla lettura delle graphic novel. I problemi di fondo ai quali è dovuta la situazione attuale derivano, a mio avviso, dall'assenza di case editrici che in questi ultimi due decenni abbiano lavorato sulle loro produzioni cercando non solo di inseguire filoni di sicuro mercato, ma anche diffondendo una cultura del fumetto. Se chi produce fumetti non trasmette mediante una mirata comunicazione il piacere di leggere una graphic novel, non possiamo pretendere che la stampa parli delle graphic novel e che i potenziali lettori si accostino al genere. E' mancata moltissimo la comunicazione, ma altresì un altro grosso problema è dovuto alla diffusione: non me ne vogliano i distributori di fumetti, ma per le mie personali esperienze ciò che ho potuto notare è che il loro lavoro è stato fino ad oggi un semplice smistamento di merci e non sempre ben fatto. Quindi anche il distributore che non aiuta la diffusione di un prodotto mediante una corretta informazione al punto vendita, e che non aiuta il produttore consigliandolo su eventuali idee promozionali da adottare per far conoscere il prodotto, non aiuta sé stesso né il mercato, con i risultati che sono davanti agli occhi di tutti noi, oggi. Invece ultimamente ho notato alcune giovanissime case editrici, come la Indy press, per esempio, che stanno lavorando molto bene sul fronte comunicazione; lo stesso Alessandro Editore ha aperto alla comunicazione per i propri prodotti, e il lavoro che fanno moltissime webzines dedicate al fumetto è tremendamente importante: diffonodono una cultura, incuriosiscono, approfondiscono, catturano... spero che presto gli editori di fumetti imparino ad avere siti curati e ben fatti, e non solo cataloghi di merce, e che intuiscano l'importanza di avere un ufficio stampa che puntualmente curi la promozione e la diffusione delle notizie dei loro prodotti.
Ci sono nuovi progetti in cantiere? Freschissimo di queste ultime settimane c'è il fumetto animato "Sara, Pol e suo fratello", una sit comics familiare, cioè un fumetto raccontato come una vera e propria sit com, nella quale si raccontano le vicende di una famiglia composta da padre, madre, una figlia adolescente (Sara) e il fratello undicenne (Simone): vita quotidiana nella quale si inserisce la presenza di un pollo (Polpaolo Cosimo Luigi Alfredo detto Pol) iperistruito e parlante. Questo, nella famiglia, agisce come sorta di confessionale, valvola di sfogo, dando il là o chiudendo le situazioni dei diversi episodi. Il fumetto animato (doppiato e montato dallo staff della Scuola di Cinema di Torino, per la regia di Vincenzo Gioanola) è andato in onda all'inerno della puntata test della trasmissione "Fantasy Party" di Bastianchich, Genovesi e Manuli, su Raitre, il primo gennaio di quest'anno. Oltre al fumetto animato, però, della serie è in cantiere anche il fumetto vero e proprio. La domanda che mi viene sempre fatta è: perché un pollo? La risposta è semplice: sono una patita maniaca di polli fin dall'adolescenza e scrivo storie con polli protagonisti dal 1995. Quindi, il protagonista di questa sit com non poteva non essere che un pollo... Solo in Arethel non compaiono polli, volutamente…
Domestici & Guidobaldi, Arethel, Alessandro Editore, 3 volumi, Euro 14,99 l'uno
Simone Spallanzani 18-01-2004
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