NON È SUFFICIENTE UNA BUONA IDEA PER FARE UN FUMETTO DI QUALITÀ. Nemmeno un’idea geniale. Il cammino che porta al capolavoro (o al fumetto semplicemente “bello”) è lungo e irto di ostacoli. E soprattutto richiede una serie di passaggi obbligati che occorre conoscere, soprattutto quando il ruolo da ricoprire è quello di sceneggiatore.
In dieci anni di carriera Tito Faraci si è distinto per la straordinaria capacità di attraversare i generi più disparati senza mai disperdere il suo talento. Senza tradire le regole non scritte (e pure quelle scritte, magari di Eisner e McCloud) della nona arte, che nei suoi fumetti si traducono in arte, perfezione, storia.
Chi meglio di lui può quindi fornire gli strumenti, tecnici e stilistici, per scrivere (buoni) fumetti?
Lui che mette alla prova l’intuito di Topolino con nuovi bizzarri casi, che inventa orrori ai limiti dell’incredibile per l’indagatore dell’incubo, che asseconda le imprese di Diabolik mandando su tutte le furie il povero Ginco.
Il buon Davide Barzi, giornalista, amante del fumetto e abile sceneggiatore (suo il divertente “No Name”), ha raccolto nel volume “Tito Faraci – Per scrivere fumetti” stralci di interviste, osservazioni originali ed alcune note sceneggiature del nostro, realizzando un interessante saggio che fornisce non poche indicazioni per chi sogna di regalare alle proprie idee una veste fumettistica.
Trucchi del mestiere, studi, schizzi, consigli sul rapporto con disegnatori e cosceneggiatori in un volume ricco e utile.
Tito Faraci – Per scrivere fumetti, a cura di Davide Barzi, Coniglio Editore, pagg. 190, euro 14,50
Giovanni Scalambra 16-11-2004