IL MANGA GIAPPONESE NON RACCONTA SOLO AVVENTURE DI CYBORG, MAGHI, fate e alieni, ma anche storie basate sui drammi della vita reale, come nel caso di questo romanzo di Kazuichi Hanawa, pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1998.
Hanawa, autore di manga dal 1971, è stato arrestato nel 1994 per detenzione illegale di arma da fuoco e condannato a tre anni di carcere. In prigione nasce dalla sua esperienza personale ed è una cronaca lucida e precisa della vita trascorsa dietro le sbarre, oltre ad essere un intelligente attacco al sistema carcerario giapponese.
Se nella società occidentale l’essere stati in prigione costituisce una macchia nella fedina penale, in Giappone, dove le posizioni sociali di ogni individuo sono ben definite fin dall’infanzia, il carcere ti disonora per sempre. Questo è il tema sotteso all’interno di una storia che evita ogni tentativo di creare suspance o tensione narrativa, ma si preoccupa solamente di documentare, in modo soggettivo, ciò che accade quotidianamente ad un detenuto.
Il disegno accurato e poco spettacolare di Hanawa, il cui tratteggio elegante definisce oggetti, spazi e figure che compongono l’universo della prigione, descrive puntigliosamente ogni aspetto della vita carceraria soffermandosi su particolari apparentemente insignificanti come i vestiti e le divise dei galeotti, la mensa e i pasti (la descrizione dei piatti che vengono cucinati è accuratissima), i turni di lavoro, i rituali del bagno e dell’ispezione, immergendoci completamente in una realtà a noi sconosciuta, dove la ritualità e la ripetitività dei gesti e delle situazioni conduce i detenuti a maturare un’apatia psicologica ed un intorpidimento fisico e mentale che costituiscono il vero sistema punitivo del carcere giapponese, molto differente da quello occidentale.
Abituati alle storie violente e sopra le righe dei film carcerari americani il ritmo tranquillo e la banalità degli eventi descritti ci dà perfettamente l’idea del lento scorrere del tempo all’interno di uno spazio chiuso come la prigione. Nonostante la rigidità delle regole carcerarie e lo stress psicologico, non si percepisce un sentimento di vendetta o rancore da parte dei carcerieri nei confronti dei detenuti e ogni giorno trascorre come avvolto nell’ovatta, così com’è ovattato il tempo di lettura di questo affascinante e atipico manga.
Kazuichi Hanawa, In Prigione, Coconino Press, euro 13,50, pag. 240
Filippo Bergonzini 08-12-2005