ABBANDONATE LE ATMOSFERE CUPE E MALATE DI BESTIARIO PADANO, MARCO Corona torna con una storia dai toni più solari e rilassati, ma dove l’incubo e il malessere continuano a fare capolino dietro ad un’apparente normalità. In mezzo, l’atlantico è un atipico ed insolito diario di viaggio realizzato durante il soggiorno colombiano dell’autore, volato a Bogotà per seguire la fidanzata, insegnante d’italiano nella capitale sudamericana.
Corona annota le piccole e grandi differenze tra l’Italia e la Colombia, le stranezze della città, come il quartiere di Santa Barbara dove i palazzi sembrano costruiti “.. con i mattoncini lego da un bambino down” e respira l’aria di una metropoli “…rumorosa e aggressiva, meravigliosa, ma terribile, affascinante, ma pericolosa”. Ma nei sobborghi residenziali di Bogotà, dove si sono trasferiti Corona e la fidanzata, la vita scorre in modo lento e ordinario, così l’autore può sedersi tranquillo sul ciglio della strada e disegnare ciò che vede, descrivendo scorci insignificanti, personaggi anonimi o situazioni insolite con ironia e partecipazione emotiva.
Ma accade anche che la descrizione del reale sia stravolta dalle visioni inquietanti e distorte del disegnatore e alle immagini di Bogotà si alternino flashback e allucinazioni, il diario di viaggio diviene così il pretesto per sviluppare squarci poetici e surreali, drammatici o deliranti, raccontare strani aneddoti infantili, inserire riflessioni su personaggi famosi come Fabrizio De Andrè e Marco Pantani. Corona trascorre le sue giornate sonnecchiando, da solo o abbracciato alla fidanzata, disegnando e annotando una miriade di impressioni, ricordi, riflessioni, incubi orrorifici e visioni mistiche provocate da colazioni a base di uova sbattute.
L’impressione è quella di uno Zibaldone visionario, che non riesce a trovare un finale, ma forse non vuole o non può trovarlo.
Lo stile di disegno di Corona è ancora quello grottesco dei lavori precedenti, debitore dei grandi nomi del fumetto undergorund, come Charles Burns, Julie Doucet, Robert Crumb, ma il tratto appare più leggero e spensierato, quasi abbozzato, meno ruvido e violento rispetto ad altre prove. A vignette veloci, buttate giù di getto come su uno sketchbook ne seguono altre dettagliatissime, con particolari curatissimi di oggetti, persone e luoghi, sempre in bilico fra realtà, visone e sogno che si tramuta in incubo.
Marco Corona, In mezzo, l’Atlantico, Coconino Press, pag. 95, euro 14
Filippo Bergonzini 08-12-2005